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Oggi l’incontro “Siamo qui solo di passaggio”

Tra responsabilità civile e impegno educativo

Oggi l’incontro “Siamo qui solo di passaggio”

La Giornata della Memoria non serve solo a ricordare le vittime della Shoah, ma soprattutto a conoscerle: dare loro un nome, ricostruirne le storie, comprenderne il contesto.

Senza una conoscenza critica, il ricordo rischia di ridursi a un gesto rituale, incapace di incidere sul presente. Da questa consapevolezza nasce l'incontro “Siamo qui solo di passaggio. La persecuzione antiebraica in Polesine 1941–1945”, promosso dal Centro socio-culturale di Rosolina, in collaborazione con il Circolo Noi Rosolina e l'associazione culturale Il Fiume di Stienta, con il patrocinio del Comune. L'appuntamento è per questa sera alle 20.45 al centro parrocchiale Santo Carlo Acutis. L'iniziativa si colloca in prossimità del 27 gennaio, data istituita in Italia con la Legge 211 del 2000 e riconosciuta a livello internazionale dall'Onu con la Risoluzione 60/7 del 2005, che invita gli Stati a promuovere iniziative educative e culturali sul ricordo della Shoah. Una ricorrenza che richiama non solo lo sterminio, ma anche il processo graduale che lo rese possibile: parole, leggi, pratiche amministrative e silenzi.

Durante il processo di Norimberga, Hermann Göring rivendicò il proprio ruolo nel decreto del 24 gennaio 1939, con cui affidò a Reinhard Heydrich la gestione della “questione ebraica” attraverso l'emigrazione forzata. La persecuzione, dunque, precedette lo sterminio, rivelando responsabilità diffuse all'interno dello Stato e della società, tra indifferenza, conformismo e silenzi compiacenti. Il volume “Siamo qui solo di passaggio”, curato da Maria Chiara Fabian e Alberta Bezzan, ricostruisce le vicende delle famiglie ebree costrette al domicilio coatto nei piccoli comuni polesani tra il 1941 e il 1945.

Storie di uomini, donne e bambini che dovettero abbandonare casa, lingua e quotidianità, ma che talvolta riuscirono a coltivare relazioni umane e gesti di solidarietà. Il titolo riprende le parole di Werner Schlöss, giovane viennese internato a Fiesso Umbertiano: “Siamo qui solo di passaggio”, frase che diventa simbolo di fragilità e di responsabilità reciproca. Durante l'incontro, Maria Chiara Fabian guiderà una riflessione sul rapporto tra storia locale e responsabilità civile, trasformando la memoria in conoscenza critica. Come ricordava Elie Wiesel: “La memoria ha la sua lingua, la sua testura, la sua segreta melodia... sta a noi salvarla ed impedirne la banalizzazione. Ricordare significa prestare una dimensione etica a tutti gli sforzi e a tutte le aspirazioni”. Il rischio, oggi, è che la Giornata della Memoria diventi un rito vuoto, limitato a commemorare le vittime senza interrogarsi sul presente. La memoria autentica, invece, obbliga a riconoscere responsabilità e dinamiche, perché solo dalla conoscenza può nascere un impegno reale. Non basta ricordare: occorre comprendere ciò che ha reso possibile l'orrore, per impedire che silenzi e indifferenza si ripetano. L'incontro è aperto a tutti e a ingresso gratuito.

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