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Il coraggio di essere nel “giusto”

In scena “Perlasca. Il coraggio di dire no”, la storia dell’italiano che salvò oltre 5mila ebrei

Il coraggio di essere nel “giusto”

Continua venerdì prossimo alle 11, la rassegna del teatro Sociale dedicata ai ragazzi delle scuole “Il Teatro fa pensare”, sostenuta da Irsap.

Con lo spettacolo scritto e interpretato da Alessandro Albertin “Perlasca. Il coraggio di dire no”, che vede la regia di Michela Ottolini e il disegno luci di Emanuele Lepore, il teatro Sociale di Rovigo propone ai ragazzi di terza media, delle superiori e dell’università, un evento dedicato alla figura di Giorgio Perlasca, dove Alessandro Albertin, in un virtuoso e appassionato monologo, porta in scena una decina di personaggi che lo hanno affiancato nella sua straordinaria avventura a Budapest nell’inverno 1944 -45.

Il racconto affascinante, travolgente e commovente della storia di Giorgio Perlasca, Giusto tra le nazioni, uomo semplice e normale che, nella Budapest del 1944, affronta la morte ogni giorno, si trova faccia a faccia con Adolf Eichmann, si spaccia per console spagnolo, solo e unicamente perché sceglie di salvare la vita a molte persone, vale la pena di essere ricordato e condiviso. Questo uomo ha salvato 5.200 ebrei.

Perlasca che sceglie di vivere poi nell’ombra per più di 40 anni, non raccontando la sua storia a nessuno, nemmeno ai familiari. Nel 1988 viene rintracciato da una coppia di ebrei ungheresi che gli devono la vita. Quando i giornalisti gli chiesero le motivazioni delle sue azioni, lui rispose: lei cosa avrebbe fatto al mio posto?

Budapest, 1943, Giorgio Perlasca, un commerciante di carni italiano, è ricercato dalle Ss. La sua colpa è quella di non aver aderito alla Repubblica di Salò. Per i tedeschi è un traditore e la deve pagare. In una tasca della sua giacca c’è una lettera firmata dal generale spagnolo Francisco Franco che lo invita, in caso di bisogno, a presentarsi in una qualunque ambasciata spagnola. In pochi minuti diventa Jorge Perlasca e si mette al servizio dell’ambasciatore Sanz Briz per salvare dalla deportazione quanti più ebrei possibile.

Quando Sanz Briz, per questioni politiche, è costretto a lasciare Budapest, Perlasca assume indebitamente il ruolo di ambasciatore di Spagna. In soli 45 giorni, sfruttando straordinarie doti diplomatiche e un coraggio da eroe, evita la morte ad almeno 5.200 persone. A guerra conclusa torna in Italia e conduce una vita normalissima, non sentendo mai la necessità di raccontare la sua storia, se non a pochi intimi. Vive nell’ombra fino al 1988, quando viene rintracciato da una coppia di ebrei ungheresi che gli devono la vita. Lo spettacolo è una produzione Teatro de Gli Incamminati con il patrocinio della fondazione Giorgio Perlasca.

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