VOCE
rovigo
03.02.2026 - 21:00
Continua venerdì prossimo alle 11, la rassegna del teatro Sociale dedicata ai ragazzi delle scuole “Il Teatro fa pensare”, sostenuta da Irsap.
Con lo spettacolo scritto e interpretato da Alessandro Albertin “Perlasca. Il coraggio di dire no”, che vede la regia di Michela Ottolini e il disegno luci di Emanuele Lepore, il teatro Sociale di Rovigo propone ai ragazzi di terza media, delle superiori e dell’università, un evento dedicato alla figura di Giorgio Perlasca, dove Alessandro Albertin, in un virtuoso e appassionato monologo, porta in scena una decina di personaggi che lo hanno affiancato nella sua straordinaria avventura a Budapest nell’inverno 1944 -45.
Il racconto affascinante, travolgente e commovente della storia di Giorgio Perlasca, Giusto tra le nazioni, uomo semplice e normale che, nella Budapest del 1944, affronta la morte ogni giorno, si trova faccia a faccia con Adolf Eichmann, si spaccia per console spagnolo, solo e unicamente perché sceglie di salvare la vita a molte persone, vale la pena di essere ricordato e condiviso. Questo uomo ha salvato 5.200 ebrei.
Perlasca che sceglie di vivere poi nell’ombra per più di 40 anni, non raccontando la sua storia a nessuno, nemmeno ai familiari. Nel 1988 viene rintracciato da una coppia di ebrei ungheresi che gli devono la vita. Quando i giornalisti gli chiesero le motivazioni delle sue azioni, lui rispose: lei cosa avrebbe fatto al mio posto?
Budapest, 1943, Giorgio Perlasca, un commerciante di carni italiano, è ricercato dalle Ss. La sua colpa è quella di non aver aderito alla Repubblica di Salò. Per i tedeschi è un traditore e la deve pagare. In una tasca della sua giacca c’è una lettera firmata dal generale spagnolo Francisco Franco che lo invita, in caso di bisogno, a presentarsi in una qualunque ambasciata spagnola. In pochi minuti diventa Jorge Perlasca e si mette al servizio dell’ambasciatore Sanz Briz per salvare dalla deportazione quanti più ebrei possibile.
Quando Sanz Briz, per questioni politiche, è costretto a lasciare Budapest, Perlasca assume indebitamente il ruolo di ambasciatore di Spagna. In soli 45 giorni, sfruttando straordinarie doti diplomatiche e un coraggio da eroe, evita la morte ad almeno 5.200 persone. A guerra conclusa torna in Italia e conduce una vita normalissima, non sentendo mai la necessità di raccontare la sua storia, se non a pochi intimi. Vive nell’ombra fino al 1988, quando viene rintracciato da una coppia di ebrei ungheresi che gli devono la vita. Lo spettacolo è una produzione Teatro de Gli Incamminati con il patrocinio della fondazione Giorgio Perlasca.
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