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Federico Taddia racconta il “suo” Einstein

Tante curiosità tra violini, bussole e calzini

Federico Taddia racconta il “suo” Einstein

Il racconto di un Einstein “insolito”. Domani, alle 21 in sala Soffiantini, Federico Taddia presenterà “Fuga dalla meraviglia. La geniale vita di Albert Einstein tra violini, bussole e calzini”, edito per Mondadori. Un racconto appassionato che conduce il pubblico nella mente e nel cuore di Einstein, restituendone non solo il genio scientifico ma anche il lato più umano, ironico e anticonformista. Taddia - scrittore, autore e conduttore televisivo - è da anni impegnato nella divulgazione scientifica per i più giovani.

L’incontro, moderato da Mirka Tolini, è realizzato in collaborazione con il Comune di Badia Polesine. L’autore risponde ad alcune curiosità.

Perché, nel titolo, si nominano ironicamente anche i calzini?

“Perché quei tre termini elencati sono la sintesi delle peculiarità del genio di Einstein. Il violino perché lui ebbe una passione enorme per la musica, tanto che inizialmente avrebbe voluto fare il musicista, non lo scienziato. La bussola perché è stato il primo regalo datogli dal papà a 5 anni e con il quale capì che ci sono forze che devono essere studiate. Infine, i calzini perché non li indossava mai, era il suo vezzo anche nelle cerimonie più ufficiali. Scherzosamente, diceva che il suo alluce in ogni caso li avrebbe bucati, ma era un suo piccolo atto di ribellione”.

Cosa distingue uno scienziato da un genio?

“Un genio va oltre lo scienziato perché ha intuizioni. Mette in pratica le conoscenze, che lui ha sempre studiato, combinandole tra loro. I principi della fisica e della matematica sono stati la base delle sue teorie visionarie, confermate da strumenti e tecnologie cent’anni dopo. Non era sempre facile stargli accanto, in quanto bambino ribelle, molto intelligente, con una certa sfacciataggine per le istituzioni. E’ stato comunque un uomo che ha saputo fare squadra, affidandosi anche ad altri matematici. Era sicuramente divisivo perché le sue teorie erano rivoluzionarie e il mondo accademico ha faticato inizialmente ad accoglierle”.

Cosa può insegnare ai giovani d’oggi una figura come Einstein?

“Molti sono i suoi insegnamenti: vivere il limite come opportunità, usare sempre immaginazione e creatività, non accontentarsi, accettare la possibilità di sbagliare come incentivo a migliorarsi, saper fare lavoro di squadra perché anche un genio può avere bisogno di altri. E ancora, ebbe un gran rigore su certi aspetti etici, come il pacifismo e il suo senso di giustizia. Infine, l’elogio della noia: serve prendersi tempo per sé, senza correre sempre, per non fare nulla perché è proprio in quel tempo che può nascere qualcosa di grande. In questo momento storico, è per i giovani un grande insegnamento”.

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