VOCE
rovigo
28.02.2026 - 21:06
“Saremmo rimasti delusi se l’America non avesse attaccato”. E’ difficile spiegare quello che la stessa Maryam Amir Farshi Nejad, artista e poetessa nata a Teheran e molto attiva a Rovigo dove vive da tempo, descrive come un “sentimento agrodolce”. Quello di vedere il proprio Paese, e i propri cari, sotto le bombe, ritenendo però che questo sia l’unico modo per uscire da una dittatura crudele e sanguinaria.
“Come lo puoi spiegare? Come puoi spiegare che 20 giorni fa ho perso mio padre senza poterlo salutare - dice Maryam - qualunque sacrificio richieda il nostro cammino verso la libertà non può essere peggio rispetto a quanto abbiamo vissuto fin qui. Sono orgogliosa del mio popolo, che durante l’attacco è sceso in strada per ballare. Fossi stata là con loro, lo avrei fatto pure io”.
L’ultimo contatto con l’Iran, Maryam lo ha avuto venerdì sera. Nell’aria, ormai, era evidente che la guerra sarebbe iniziata. “Ho chiamato mio fratello, ho parlato con lui, con sua moglie e con la loro bimba piccola. Ci siamo salutati, perché sapevamo che in caso di blitz militare il regime avrebbe disattivato internet in tutto il Paese, e dunque non sapevamo quando avremo potuto sentirci nuovamente”, spiega. E così, tra venerdì sera e ieri mattina, sono stati fitti i contatti tra gli esuli e i familiari rimasti in patria.
Maryam racconta, con la voce quasi rotta dal pianto: “La famiglia di mio fratello era pronta. Avevano già la valigia fatta e la borsa del pronto soccorso a portata di mano. Erano molto determinati, persino mia cognata che non ha mai parlato di politica: mi hanno detto chiaramente che quello era il prezzo della libertà, ed erano disposti a pagarlo. Io ho cercato di tranquillizzarli, di dire loro che magari la guerra non sarebbe iniziata, ma mi hanno risposto che sarebbero rimasti delusi se l’America non fosse intervenuta. Negli ultimi gironi in Iran sono successe cose orribili: migliaia di persone arrestate ed esecuzioni sommarie. Cose di cui qui non si è parlato e che non si conoscono ma che sono necessarie per capire perché il popolo iraniano non ne può più”.
Certo, di fronte alle bombe sulle città quello che resta “è un sentimento molto strano. Certo non posso dirmi contenta, ma sento che è l’unico modo per arrivare alla libertà, finalmente”. Costi quel che costi.
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