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Il legame tra gemelli omozigoti

Roberto Giacometti, ferrarese, ha presentato la sua ultima fatica: “Non mi troverai”

Il legame tra gemelli omozigoti

“Sono partito dai nomi, ho conosciuto i personaggi e me ne sono innamorato”. Esordisce così Roberto Giacometti, ferrarese, parlando della sua ultima fatica, “Non mi troverai”, edito nel 2025 dopo una gestazione ultraquarantennale. L’autore, coadiuvato da Roberto Spinello, ha presentato il romanzo in sala Federighi, avvalendosi delle letture di Chiara Galdiolo.

Esiste un legame chimico, inscindibile, che unisce i gemelli omozigoti: è un’alleanza che precede il linguaggio, una complicità che affonda le radici nel buio caldo dell’utero e si manifesta nel mondo come una sfida biologica. Ma cosa accade quando questa simbiosi perfetta viene infranta?

La narrazione si apre su un crinale temporale simbolico, il passaggio tra il 1974 e il 1975: Ellen e Giulia, figlie di un italiano, Giorgio Fabbri, e una danese, Birgit Olsen, nascono infatti a cavallo di un anno nuovo, un dettaglio cronologico che Giacometti utilizza magistralmente per suggerire una separazione sottile ma inesorabile.

La perfezione, in letteratura come nella vita, è spesso un preludio alla tragedia, vero fulcro del libro: un incidente d’auto, causato da un litigio tra le ragazze, stravolge le collaudate (e serene) dinamiche familiari. Giulia rimane sfigurata, la sua pelle - confine tra sé e il mondo - diventa una mappa di cicatrici. Ellen, al contrario, resta integra, bellissima, uno specchio intatto di ciò che la sorella non potrà più essere.

E’ qui che Giacometti compie uno scarto psicologico affascinante, ribaltando le aspettative: Giulia, la ferita, sceglie di resistere e combattere, aggredisce l'esistenza con una fame nuova; Ellen, invece, sprofonda nel senso di colpa del sopravvissuto. Paradossalmente, è lei la più fragile, quella che non riesce a reggere il peso di un’integrità che percepisce come un furto ai danni di Giulia. Si ritiene imperdonabile, e la sua imperdonabilità, inscalfibile e refrattaria, merita profondo rispetto.

L’autore confessa ai presenti di aver scritto il romanzo in pochi mesi, immerso nella meraviglia de La Maddalena, senza visitare direttamente Copenaghen e la cittadina di Vordingborg, ambientazioni principali assieme alla città estense. “Ho descritto tutto con estrema cura grazie a quello straordinario strumento ch’è Google Earth” ammette candidamente.

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