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“Nessun aumento generalizzato”

Dal 1 marzo l’adeguamento delle rette riguarda solo una parte degli ospiti classificati in “Area 3”

“Nessun aumento generalizzato”

Costi in aumento e una popolazione sempre più anziana e fragile: è questo lo scenario in cui il Centro servizi anziani di Adria ha approvato il bilancio di previsione 2026. Il Csa ha confermato una linea di prudenza nella gestione economica cercando di contenere al massimo l’impatto sulle famiglie.

Il documento, approvato dal consiglio di amministrazione, si inserisce in un contesto di costi in aumento per le strutture sociosanitarie, a fronte di entrate pubbliche che non sono cresciute in modo proporzionale. Il Cda ha scelto di non applicare aumenti generalizzati delle rette. Dal 1 marzo l’adeguamento riguarda esclusivamente una parte degli ospiti classificati in “Area 3” (caratterizzati da una non autosufficienza grave o totale e da una complessa situazione sanitaria), secondo la nuova classificazione dei bisogni assistenziali prevista dalla normativa regionale: “Si tratta di circa quaranta ospiti”, precisa la presidente del Csa Elisa Romani.

Per tutte le altre rette, invece, è previsto solo un adeguamento dal 1 luglio, calcolato sull’indice di inflazione previsto dall’Istat. “In termini economici - spiega Romani - significa un incremento di circa 1 euro al giorno per le rette con impegnativa e circa 1,30 euro per quelle del libero mercato”. Una scelta che nasce da un equilibrio non semplice: “Al rinnovo del contratto nazionale degli enti locali e all’aumento dei costi del personale (il costo del lavoro rappresenta circa il 70% della gestione complessiva del Csa) non è corrisposto un incremento del valore dell’impegnativa di residenzialità finanziata dal fondo regionale per la non autosufficienza - sottolinea la presidente Romani -. Le impegnative rappresentano oggi l’unica forma di compartecipazione pubblica ai costi del CSA e non sono state adeguate in modo proporzionato all’aumento delle spese”.

Il risultato è un equilibrio economico sempre più complesso da mantenere per le strutture pubbliche. Per questo il Cda sta lavorando, insieme al Comune, su una strategia di lungo periodo: “Stiamo cercando di avviare percorsi di diversificazione dei servizi, proprio per evitare che ogni aumento dei costi si traduca automaticamente in un aumento delle rette”, spiega Romani. Un orientamento condiviso anche dall’amministrazione comunale. L’assessore alle politiche sociali Marzia Manzetto sottolinea come negli ultimi anni sia cambiato il profilo degli ospiti delle strutture residenziali: “La composizione delle persone che entrano in casa di riposo è diversa rispetto al passato. Oggi abbiamo una presenza molto più elevata di anziani con bisogni assistenziali complessi e questo incide inevitabilmente sui costi”.

Per questo Comune e Csa stanno ragionando su un progetto di ampliamento dei servizi sul territorio: “Stiamo valutando una serie di interventi - spiega l’assessore - che vanno dal potenziamento della consegna dei pasti a domicilio all’accompagnamento per visite mediche o controlli sanitari, fino a piccoli presìdi di assistenza per anziani quasi autosufficienti”. L’idea è quella di rafforzare il ruolo del Centro servizi non solo come struttura residenziale, ma come punto di riferimento per l’assistenza agli anziani sul territorio. Un progetto che potrebbe partire come sperimentazione per Adria e, in prospettiva, essere esteso anche ad altre realtà simili dell’ambito territoriale. Nel frattempo il bilancio 2026 conferma una gestione improntata alla prudenza anche sul fronte degli investimenti, limitati agli interventi strutturali già programmati, come gli adeguamenti antincendio e antisismici. Proseguirà inoltre il progetto “Kaironia”, dedicato alla ricerca di risorse e al coinvolgimento della comunità locale nel sostegno alle attività dell’ente. “Il nostro obiettivo - conclude Romani - resta quello di garantire assistenza qualificata agli anziani mantenendo al tempo stesso l’equilibrio dei conti e l’attenzione concreta alle famiglie”.

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