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rovigo
11.03.2026 - 11:31
Alla mostra su Cibotto con la guida del curatore. Quattro occasioni da appuntarsi in agenda, per chi ricorda Toni Cibotto oppure l’ha conosciuto solo attraverso i suoi libri e i suoi articoli, ma anche per chi, non sapendo molto di lui, voglia scoprirlo. Sono le visite guidate che il 13 marzo, il 22 aprile, l’8 e il 28 maggio, con inizio alle 17, condurrà in mostra il curatore della mostra stessa, il giornalista e scrittore padovano Francesco Jori.
La mostra “Antonio Cibotto. Il gusto del racconto”, curata appunto da Francesco Jori, è promossa dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e si potrà visitare fino al 28 giugno a Palazzo Roncale, ad ingresso gratuito. Visitare una mostra accompagnati da colui che l’ha curata è davvero molto diverso che visitarla da soli. Soprattutto nei casi come questo in cui il curatore non è solo un esperto ma anche, e soprattutto, una persona che Toni l’ha conosciuto da vicino, sia quando entrambi lavoravano al Gazzettino, sia per frequentazioni amicali continuate al di là del comune lavoro di giornalisti presso il quotidiano veneto. Entrambi, in modo diverso, hanno vissuto, testimoniato e descritto l’evoluzione del Veneto da mondo contadino, dove le tradizioni erano legge, al mondo nuovo, quello del miracolo economico con le sue molte luci e altrettante ombre.
Francesco Jori, classe 1946, padovano, laurea in scienze politiche. Giornalista professionista dal 1967, ha lavorato al Resto del Carlino, al Mattino di Padova e al Gazzettino, dove è stato inviato speciale e vicedirettore. Attualmente è editorialista dei quotidiani veneti e friulani del gruppo Nem. È stato docente al Master di giornalismo dell’università di Padova. Autore di numerosi testi sulla storia del Nord Est
“Gian Antonio Cibotto è stato - afferma il curatore della mostra - un personaggio eclettico, che nel suo percorso intellettuale ha spaziato tra letteratura, giornalismo e teatro, con esperienze significative tra Roma e il Veneto, in cui ha stretto rapporti di amicizia con figure di primo piano della scena culturale italiana, da Fellini a Strehler, da Comisso a Pasolini, da Montale a Parise. La nota dominante della sua intensa produzione è la severa denuncia contro l’erosione dei valori di fondo del “suo” Veneto, causata da una devastante modernità, unita a un rapporto ambivalente di amore e odio per il “suo” Polesine.
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