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“Poesia, la mia amica segreta”

Protagonisti saranno i delicati versi di Andrea Bosca che presenterà la raccolta “La voce blu”

“Poesia, la mia amica segreta”

Prosegue con successo la rassegna “Polesine Incontri con l’autore”, promossa dalla Provincia di Rovigo con il Sistema bibliotecario provinciale e Fondazione Aida, che stasera alle 21 toccherà Canda nella Sala parrocchiale “Don Rodolfo Ravara”. Protagonisti saranno i delicati versi di Andrea Bosca, già noto come attore e regista tra cinema, teatro e piccolo schermo, e che oggi presenta anche la sua poesia. “La voce blu”, il titolo della raccolta, sarà oggetto del dialogo insieme a Francesca Pascale di stasera, sintesi di un percorso di vita, umano e artistico.

Dai palchi ai libri, da quando questo connubio?

“La poesia è sempre stata mia compagna di vita, sin dalla scuola. E’ quell’amica segreta con cui ho confidenza da tempo immemore. Quella che presento, infatti, è una silloge che racconta tre decadi. Ho sempre scritto per me, mai avrei pensato di pubblicare. Grazie a ‘Interno poesia’ mi è stata data l’opportunità di mettere mano a tutto il materiale che ho scritto, cercando di rispettarne l’autenticità. Le cose scritte a vent’anni devono rimanere tali, non vanno imbellettate perché sono oneste ed è lì la loro origine”.

Quali i fili conduttori delle poesie, se ci sono?

“Credo che il vero filo conduttore sia quello di fare anima, un continuo scontro e incontro con se stessi, in più momenti della vita, anche quando si è inghiottiti da una balena o da una città o ancora da una situazione complicata per poi riemergere e risvegliarsi. La poesia è cosa viva. E’ pietra dura, all’inizio. Poi diventa piuma e dà spazio a respiro e leggerezza. Non manca il rapporto con l’altro, o meglio con l’altra. C’è un ‘tu’ lirico femminile che evolve e diventa sempre più presente”.

In un mondo che brucia tra crisi e guerre, che senso ha scrivere ancora poesie?

“E’ vero, il mondo brucia, ma è proprio per questo che esiste la poesia. E’ un alleato quotidiano, qualcuno a cui tornare in modo che l’anima non si chiuda dentro alla violenza o al conflitto, ma per farla aprire al sogno, al senso di comunità così come all’imparare la solitudine. La poesia permette di comprendere e di avvicinarsi alla vita e al suo significato più intimo, è un antidoto al dolore e alla violenza. Perché no, la potremmo definire una forma di educazione sentimentale. Proprio per questo, occorre guardare al mondo con gli occhi della poesia che pretende verità e onestà, soprattutto quando ci lega all’altro, nel quale riconosciamo un dolore condiviso, una crescita comune”.

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