VOCE
canda
14.03.2026 - 12:00
Prosegue con successo la rassegna “Polesine Incontri con l’autore”, promossa dalla Provincia di Rovigo con il Sistema bibliotecario provinciale e Fondazione Aida, che stasera alle 21 toccherà Canda nella Sala parrocchiale “Don Rodolfo Ravara”. Protagonisti saranno i delicati versi di Andrea Bosca, già noto come attore e regista tra cinema, teatro e piccolo schermo, e che oggi presenta anche la sua poesia. “La voce blu”, il titolo della raccolta, sarà oggetto del dialogo insieme a Francesca Pascale di stasera, sintesi di un percorso di vita, umano e artistico.
Dai palchi ai libri, da quando questo connubio?
“La poesia è sempre stata mia compagna di vita, sin dalla scuola. E’ quell’amica segreta con cui ho confidenza da tempo immemore. Quella che presento, infatti, è una silloge che racconta tre decadi. Ho sempre scritto per me, mai avrei pensato di pubblicare. Grazie a ‘Interno poesia’ mi è stata data l’opportunità di mettere mano a tutto il materiale che ho scritto, cercando di rispettarne l’autenticità. Le cose scritte a vent’anni devono rimanere tali, non vanno imbellettate perché sono oneste ed è lì la loro origine”.
Quali i fili conduttori delle poesie, se ci sono?
“Credo che il vero filo conduttore sia quello di fare anima, un continuo scontro e incontro con se stessi, in più momenti della vita, anche quando si è inghiottiti da una balena o da una città o ancora da una situazione complicata per poi riemergere e risvegliarsi. La poesia è cosa viva. E’ pietra dura, all’inizio. Poi diventa piuma e dà spazio a respiro e leggerezza. Non manca il rapporto con l’altro, o meglio con l’altra. C’è un ‘tu’ lirico femminile che evolve e diventa sempre più presente”.
In un mondo che brucia tra crisi e guerre, che senso ha scrivere ancora poesie?
“E’ vero, il mondo brucia, ma è proprio per questo che esiste la poesia. E’ un alleato quotidiano, qualcuno a cui tornare in modo che l’anima non si chiuda dentro alla violenza o al conflitto, ma per farla aprire al sogno, al senso di comunità così come all’imparare la solitudine. La poesia permette di comprendere e di avvicinarsi alla vita e al suo significato più intimo, è un antidoto al dolore e alla violenza. Perché no, la potremmo definire una forma di educazione sentimentale. Proprio per questo, occorre guardare al mondo con gli occhi della poesia che pretende verità e onestà, soprattutto quando ci lega all’altro, nel quale riconosciamo un dolore condiviso, una crescita comune”.
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