ROVIGO - E' una lunga odissea quella che ha visto protagonista il centro Essagi di Badia Polesine, centro diurno per giovani e giovani adulti disabili e con problemi di disagio sociale. Nato nel 1999 su iniziativa provinciale, ha prosperato per oltre un decennio diventando punto di riferimento per tante famiglie e tanti ragazzi che frequentavano le attività del centro trovando negli operatori della cooperativa Altri Noi una seconda famiglia.
Caratteristica peculiare del centro è infatti la tipologia di didattica seguita: non si tratta di un semplice centro di accoglienza, ma al suo interno prendono vita laboratori musicali, teatrali, artistici, per far crescere l'espressione del se nei ragazzi ospiti, portandoli a diventare più autonomi e consapevoli. Un'atmosfera creativa e rilassata che piaceva a famiglie e ragazzi ospiti, creata grazie al lavoro di tanti professionisti nei vari settori: attori teatrali, pittrici, musicisti, ben lontani dalla figura dell'assistente socio sanitario.
Poi arrivò la riforma delle Province: per legge gli enti sono stati svuotati dalle loro funzioni socio assistenziali, che sono passate alla Regione e quindi all'Ulss, e di conseguenza i fondi destinati al progetto Essagi sono stati tagliati. Una situazione a cui, l'allora neo eletto presidente Marco Trombini, cercò di rispondere trovando altri finanziamenti: "I primi anni ho chiesto l'aiuto della Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, che contribuì con 100mila euro l'anno - spiega Trombini -, successivamente, non potendo più sostenere l'intera spesa, la Fondazione divise il carico con alcuni comuni polesani che decisero di auto tassarsi, 36mila euro la Fondazione il resto i Comuni che aderivano volontariamente. Una situazione che però, nel 2017, non era più sostenibile e non garantiva continuità nel tempo".
Il centro Essagi, quindi, è rimasto chiuso per due mesi a causa della mancanza di fondi: "Sono stati anni bui, non solo per gli operatori che vivevano nella precarietà, ma per le stesse famiglie e per i ragazzi - spiega Cristian Galuppi, presidente del centro Essagi -. Immaginate il carico di una famiglia in quei mesi e il disorientamento dei ragazzi, che da 20 anni erano abituati a venire qui tutti i giorni. Stiamo parlando di persone particolarmente sensibili. Inoltre, per ottenere risultati, il nostro lavoro ha bisogno di continuità per sviluppare le varie progettualità nel corso dell'anno".
La soluzione è arrivata grazie all'intervento dell'Ulss 5 polesana, che ha inserito in via sperimentale - per il primo anno - l'attività del centro Essagi nel proprio piano di zona, per poi farlo diventare, da settembre un progetto stabile: "Il centro rischiava la chiusura e da agosto 2017, grazie alla Regione Veneto, abbiamo iniziato a muoverci per inserirlo nei nostri piani di zona - spiega Antonio Compostella, direttore generale dell'Ulss 5 -. Versiamo un contributo di circa 90mila euro l'anno. Da gennaio, quindi, è partito un progetto sperimentale, proprio per le particolari caratteristiche che possiede il centro. Poi analizzeremo i risultati e formalizzeremo la sua continuità con le opportune sistemazioni per garantire qualità nel servizio e durevolezza nel tempo".
Attualmente il centro Essagi ospita 19 giovani adulti: "Purtroppo è sempre difficile trasformare ciò che nasce come volontario in organizzazione - spiega Urbano Brazzale, direttore dei servizi socio sanitari -. Abbiamo dovuto controllare che tutto rispettasse gli standard di qualità che come Ulss dobbiamo imporre per legge alle strutture convenzionate, spedire tutti i documenti alla Regione e ricevere le varie approvazioni burocratiche, operazioni che richiedono tempo, che purtroppo il centro non aveva. Ma ora ce l'abbiamo fatta e questo rappresenta l'unico percorso da fare per dare all'Essagi garanzia di continuità nel tempo".
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