VOCE
DELITTO SAMIRA
19.02.2020 - 20:24
ROVIGO - Non esce dal carcere, per ora, Mohamed Barbri, 48 anni, il marocchino, residente a Stanghella, che si trova in carcere con una accusa pesantissima: avrebbe ucciso la moglie Samira El Attar, 43 anni, sua convivente e con la quale ha una bimba di quattro anni; della donna non si hanno notizie dallo scorso 21 ottobre. E’ stato lo stesso Mohamed a denunciarne la scomparsa.
L’uomo era stato arrestato a Madrid, in Spagna, dopo che, il 1° gennaio, dopo avere appreso di essere formalmente indagato per omicidio e occultamento di cadavere, aveva, secondo questa ricostruzione, lasciato la sua abitazione per andare in Spagna. Per la Procura di Rovigo, un vero e proprio tentativo di fuga, che aveva spinto a chiedere e ottenere una misura cautelare, l’arresto, appunto. Se, prima dell’allontanamento, non c’erano elementi sufficienti per chiedere il carcere, o comunque l’arresto, questa mossa del 48enne aveva spinto la magistratura inquirente ad agire.
Differente la spiegazione dell’uomo: ha detto, anche nel recente interrogatorio di fronte al pubblico ministero Francesco D’Abrosca, di non essere scappato, ma di essere andato in Spagna a cercare notizie della moglie. Era fermamente intenzionato, ha assicurato, a fare ritorno in Italia, tanto da avere già acquistato, poco prima dell’arresto, il biglietto per il ritorno in bus, lo stesso mezzo scelto all’andata.
Una versione dei fatti che era stata ribadita anche nel ricorso al Tribunale del Riesame, al quale si era rivolto il difensore, l’avvocato Davide Pizzi del foro di Milano. In mattinata, la discussione di fronte ai giudici di Venezia e, nel pomeriggio, la lettura del dispositivo, che prevede che il 48enne rimanga, per ora, in carcere.
Per conoscere il ragionamento dei giudici, sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni. Resta ora da vedere quali saranno le prossime mosse della difesa, che potrebbe anche impugnare questo verdetto. L’interrogatorio, di fronte al pubblico ministero, era durato quattro ore, ma, secondo le indiscrezioni, non avrebbe visto l’uomo, perlomeno dal punto di vista dell’accusa, fornire spiegazioni in grado di superare quelle che, allo stato, vengono considerate incongruenze e discrepanze nella sua ricostruzione della vicenda.
Da parte sua, l’uomo si è sempre professato innocente, estraneo alla scomparsa della moglie. Il corpo di lei, nonostante una imponente campagna di ricerca, non è mai stato trovato. Per l’accusa, il movente sarebbe da ricercare sia nella volontà della donna di chiudere il rapporto, sia, aspetto comunque collegato al precedente, nei vizi dell’uomo, che sarebbe dedito all’alcool e al gioco elettronico.
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