VOCE
CISL PADOVA ROVIGO
06.03.2021 - 21:49
ROVIGO - "Tra i processi positivi o negativi che la pandemia ha accelerato c’è sicuramente l’utilizzo dello smart working. Un termine, non a caso, usato molto spesso impropriamente, anche per definire il telelavoro. Già da anni la Cisl ha avviato una riflessione sul lavoro agile e sulle sue potenzialità, con l’obiettivo primario di mettere al centro la persona e quindi la famiglia. Ora però dobbiamo constatare che l’obbligato, improvviso, necessario pullulare di questa modalità organizzativa del lavoro non risponde davvero alle finalità da noi auspicate".
Lo spiega Angelo Fardello, responsabile Pari Opportunità della Cisl Padova Rovigo. "La pandemia - prosegue la sua analisi - ha visto molte donne e uomini lavorare da casa senza una vera e attenta contrattazione in merito, che ne regoli l’attuazione. È necessario intervenire perché tutto questo non diventi un altro modo per ricacciare le donne all’interno delle mura domestiche. La conciliazione dei tempi vita lavoro assume toni valoriali e qualitativi se accompagnata da un percorso culturale che la supporti. Se fare smart working vuol dire permettere alle donne di curare in modo migliore la famiglia e tutta l’attività di supporto e assistenza a infanzia, disabilità e non autosufficienza, questa modalità rischia di essere un vero boomerang al femminile".
"Come Cisl ci impegneremo per rendere questa modalità lavorativa un volano per uomini e donne verso il benessere e verso una migliore qualità della vita, salvaguardando risultati di lavoro di alta qualità. Per questo le donne devono assumere, insieme agli uomini, la consapevolezza che smart working, part time, flessibilità organizzativa, lavoro straordinario dovrebbero rappresentare un’ulteriore opportunità per armonizzare la vita professionale e quella personale, indipendentemente dal genere del lavoratore".
"Sempre più spesso assistiamo invece a un utilizzo improprio dello smart working che rischia di diventare penalizzante anche sul piano della carriera, andando così ad aumentare il già grave gap retributivo tra uomini e donne. Una forma di disparità che si traduce poi anche nel divario pensionistico di genere. L’8 marzo sia quindi un momento per riflettere su questi temi. Il lavoro e la parità nel lavoro e nell’accesso al lavoro delle donne sono sicuramente una priorità per il rilancio del nostro Paese".
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