VOCE
ADRIA
08.11.2021 - 10:51
BOTTRIGHE (Adria) - I nomi delle 53 vittime della tragedia della Meloria fa sono risuonati ieri mattina in piazza Libertà davanti al monumento ai Caduti in un silenzio quasi surreale: ogni nome accompagnato dal suono della campana. Il triste elenco è stato letto dal parà della Folgore Mauro Candiani che non ha saputo trattenere la commozione soprattutto quando ha pronunciato il nome di Silvano Bolzoni, il ventenne originario di Bottrighe.
“Quei ragazzi – ha sottolineato Candiani – stavano vivendo una bella esperienza, erano felici e ci piace pensare che la loro felicità del momento abbia nascosto la tragedia che li stava travolgendo”. E’ stato senza dubbio il momento più toccante di una giornata dedicata a celebrare contemporaneamente tre ricorrenze come ha ricordato il capogruppo degli alpini Matteo Sacchetto: la Festa dell’unità nazionale e delle Forze armate, il centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto nel sacello dell’Altare della Patria, quindi il 50esimo anniversario della più grande tragedia dell’aeronautica in tempo di pace dove persero la vita 53 persone, ovvero 46 paracadutisti, 6 militari britannici e il sub sergente maggiore Giannino Caria che incontrò la morte durante le difficili ricerche dei corpi.
Tra i presenti alla cerimonia Rizzieri Bolognesi 50 anni fa impegnato nella nave Etna nel doloroso recupero dei resti delle vittime al largo di Livorno. Una cerimonia che ha visto la partecipazione delle autorità cittadine con il sindaco Omar Barbierato, civili e militari, rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, tra queste una numerosa delegazione di lagunari, quindi i familiari di Silvano, in particolare i fratelli Carlo, Graziano e Doriano. Per questo la manifestazione avrebbe meritato un’attenzione più particolare, invece ha trasmesso un senso di pressapochismo.
A cominciare dal lume del monumento ai Caduti che era spento. Un’attenzione che poteva essere sottolineata invitando uno dei tanti cori del territorio adriese per cantare l’Inno di Mameli anziché usare un cd. Così pure sarebbe stato doveroso invitare tutti i sindaci e i diversi rappresentanti istituzionali polesani per rimarcare che si è trattato di una tragedia che ha coinvolto tutto il Paese. Da fuori Adria si è visto solo l’ex sindaco di Rovigo Paolo Avezzù, in rappresentanza del Cur.
La Provincia era rappresentata dalla consigliera Emanuela Beltrame. Così pure sarebbe stato bello vedere il Forum comunale dei giovani, presente in tante altre circostanze, per dare un messaggio chiaro di voler portare avanti l’esempio di Silvano che si è messo “al servizio della Patria per difendere la libertà, la pace e la democrazia” come ebbe a dire l’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Un’occasione mancata per una lezione di educazione civica sul campo.
Al di là della disorganizzazione degli orari, la cerimonia ha preso il via con un momento di raccoglimento sulla tomba di Silvano, quindi davanti al monumento ai Caduti si è svolto l’Alzabandiera sulle note dell’Inno nazionale, mentre il “Silenzio” è stato suonato dal trombettiere Nicola Marinelli. Più tardi c’è stata la benedizione di don Massimo Barison in una quasi generale indifferenza, perché nel frattempo era stato dato il rompete le righe. Quindi la messa dove il parroco ha ricordato che “Silvano e gli altri suoi compagni sono caduti nell’adempimento del loro servizio per amore della Patria: è importante conservare la memoria di quanto accaduto per tramandarlo come esempio alla future generazioni”.
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