VOCE
SALUTE
09.12.2022 - 09:57
La consigliere regionale Simona Bisaglia
“Purtroppo anche nel nostro Veneto sono in aumento le malattie croniche e invalidanti e tra queste anche la fibromialgia. Ho depositato un progetto di legge statale di iniziativa di questo consiglio regionale nel quale chiedo di poter riconoscere e inserire tra le malattie invalidanti che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, anche la fibromialgia o sindrome fibromialgica”. Così Simona Bisaglia, consigliere regionale polesana della Lega, dopo aver depositato il progetto di legge ad iniziativa statale per aiutare i malati cronici di fibromialgia nell’avere un supporto nelle spese sanitarie.
La fibromialgia o sindrome fibromialgica è una forma comune di dolore muscoloscheletrico diffuso e di affaticamento che colpisce approssimativamente un milione e mezzo o due milioni di italiani.
Si manifesta spesso nell’età adulta ed interessa soprattutto il sesso femminile (nove su 10 malati sono donne), costituendo il 5-7% delle visite nell’ambulatorio del medico di medicina generale e il 10-20% di quelle in ambulatorio reumatologico. “Sempre più donne, anche in Veneto soffrono di questa malattia invalidante che spesso impedisce loro di compiere i normali gesti di routine e limita pesantemente la vita lavorativa", dichiara Bisaglia.
E aggiunge: "Riconosciuta in Italia a livello medico, l’istituto superiore di sanità la descrive come ‘una malattia cronica caratterizzata da dolore diffuso, rigidità muscolare, disturbi del sonno, stanchezza cronica, e riduzione del tono dell’umore’, in grado di ‘compromettere lo svolgimento delle comuni attività quotidiane, oltre ad avere un impatto negativo sulla maggior parte degli aspetti legati alla qualità della vita’. Il dolore diventa parte cronica preponderante della propria vita e spesso chi ne soffre preferisce non parlarne e nonostante questo deve sostenere pesanti spese sanitarie per curarsi”, prosegue la consigliere Bisaglia. “Un progetto di legge statale di iniziativa regionale che anche se non toglie il dolore fa comunque sentire chi ne soffre, parte attiva della comunità”, conclude la Bisaglia.
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