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"Rudere in sicurezza", ma i soldi non ci sono

Rosolina

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28/12/2017 - 21:00

Da quasi dieci anni quell’appartamento non fa altro che procurare guai. Nel 2008 l’esplosione che ha messo a repentaglio la vita di una ventina di persone e adesso una bega per la messa in sicurezza di quello che resta della quadrifamigliare di via Po di Brondolo, a Rosolina.



Tutto è iniziato all’alba del 30 maggio del 2008 quando Carlo Roiter, un veneziano di 54 anni, disoccupato dopo una vita spesa come infermiere, ha tentato di togliersi la vita dando fuoco a una bombola a gas. L’esplosione e l’incendio avevano fatto crollare uno dei muri portanti dell’edificio, danneggiando anche gli altri tre appartamenti. L’aspirante suicida non era morto sul colpo ma in ospedale, dopo 40 giorni di agonia.



Siccome sia l’ex moglie, sia i figli del 54enne avevano rinunciato all’eredità, tra il 2010 e il 2011 il Tribunale aveva nominato come curatore l’avvocato Nicola Rubiero del foro di Rovigo. Così la patata bollente relativa all’abitazione era passata al legale, a cui spettava una doppia “missione”: da un lato mettere in sicurezza quel che restava dell’abitazione al primo piano, dall’altro cercare di vendere l’appartamento.



Un compito non facile visto che nessuna delle ditte contattate aveva preso in carico i lavori. Della rimozione dei calcinacci si era occupato, alla fine, un amico dell’avvocato, a titolo gratuito. Neppure la vendita era andata in porto: nessun acquirente era disposto a sborsare i 34mila euro della prima perizia, né erano arrivate offerte quando con la seconda consulenza la cifra si era abbassata a 17mila euro.



L’unico interessato era il proprietario dell’appartamento sottostante che aveva proposto 3mila euro e che tra l’altro lamentava infiltrazioni d’acqua nelle sue stanze a causa dell’incuria del piano superiore. Ma l’autorità giudiziaria aveva bocciato l’affare. A quel punto - era il 2013 - l’avvocato Rubiero aveva chiesto aiuto al Comune di Rosolina, spiegando la situazione. Siccome i soldi dell’eredità non bastavano a coprire le spese dell’intervento, l’amministrazione avrebbe potuto provvedere chiedendo poi il rimborso delle spese all’interno della procedura giuridica.



Tuttavia il Comune aveva declinato ogni possibile coinvolgimento, tornando alla carica il 6 dicembre di quest’anno con un’ordinanza di messa in sicurezza dei ruderi. Nel caso in cui il curatore non soddisfi la richiesta entro 30 giorni dalla notifica, scatta il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. Peccato però che i soldi non ci siano: l’eredità conta soltanto 2mila euro a fronte dei 15mila necessari per l’intervento.



Un vicolo cieco, insomma, tanto che l’avvocato Rubiero sta valutando di rinunciare all’incarico della curatela. “Mi dispiace - afferma il legale - perché quando mi prendo un incarico sono abituato a portarlo a termine, ma non vedo altre possibilità”.

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