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AMBIENTE E SALUTE

Smog: Rovigo peggiore del Veneto, tra le peggiori d'Italia

I dati, impietosi, dello studio di Legambiente sul capoluogo del Polesine

Fiab No allo Smog 6

La manifestazione sullo smog

Un piccolo capoluogo di provincia, con un grosso problema di inquinamento dell'aria e gravi ricadute sulla situazione dei cittadini. Questa l'immagine, che corrisponde a una situazione di criticità, che viene restituita, di Rovigo, dallo studio di Legambiente "Dossier Mal'Aria", incentrato sulla valutazione della qualità dell'aria. I numeri lasciano poco spazio alle interpretazioni: Rovigo ha la situazione peggiore del Veneto e, pur non essendo una metropoli, una delle peggiori d'Italia.

Nel 2018 e nel 2019, Rovigo ha avuto il numero più alto, a livello regionale, di giorni di sforamento della soglia di legge alla concentrazione di Pm10, ossia polveri sottili: 69 nel 2019 (seconda piazza per Padova con 61), 49 nel 2018 (seconda Vicenza con 2018). Non finisce qui: Rovigo è una della uniche 19 città d'Italia che, negli ultimi 10 anni, ha superato sempre, ogni anno, il limite di 35 giorni di sforamento annuali, assieme ad Alessandria, Asti, Brescia, Cremona, Frosinone, Lodi, Milano, Modena, Napoli, Padova, Pavia, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Torino, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza. Ancora: Rovigo ha la media più alta di concentrazione giornaliera di Pm10 del Veneto.

Una situazione, appunto, critica. "Quasi la metà del Pm10 prodotto nella città di Rovigo è causato dal traffico - spiega la nota stampa di Legambiente - mentre oltre un terzo dal riscaldamento (24%) e dall'agricoltura non sostenibile (13%): questo dicono gli ultimi dati, riportati dell'edizione 2020 di Mal'aria Veneto, storico dossier in cui Legambiente analizza le fonti emissive e propone soluzioni concrete per superare l'emergenza smog che inquina in maniera cronica l'aria che respiriamo".

"Dati che mostrano quanto sia necessario intervenire con politiche efficaci a livello locale e regionale, a partire dal riconoscimento di Rovigo e provincia come un unico agglomerato - prosegue la nota - Si tratta di una questione che la pandemia ha mostrato non essere più rimandabile: perché se ancora devono essere ancora del tutto accertati dalla scienza i nessi tra inquinamento e incidenza del coronavirus, quello che è certo è che la sovraesposizione prolungata a un'aria inquinata ha reso più vulnerabili i nostri apparati cardio-respiratori e ci ha reso più deboli contro la pandemia che stiamo affrontando".

"La fase 2 è finalmente l'occasione per cambiare i nostri stili di vita - dichiara Giulia Bacchiega, presidente di Legambiente Rovigo – per dare spazio alla ripresa e permettere che i locali facciano mantenere la giusta distanza all'aperto servirà incentivare una mobilità dolce e sostenibile  e   ripensare complessivamente lo spazio urbano, sottraendo spazio alle auto e restituendolo ai pedoni e ciclisti".

"Sono le stesse buone pratiche che alcune città italiane hanno già deciso di portare avanti: si pensi al Comune di Milano che ha annunciato che entro settembre realizzerà 23 km di nuovi percorsi ciclabili, e altri 12 entro la fine del 2020 e al Comune di Padova che sta realizzando ciclabili di emergenza per rispondere alle esigenze dei cittadini di spostarsi in sicurezza senza inquinare".

"Per contrastare smog e cambiamento climatico, l'altro tema da affrontare sarà la necessaria conversione dell'agricoltura in senso sostenibile - conclude Bacchiega – a livello globale il settore è responsabile del 25% delle emissioni di gas serra e di squilibri ambientali come la deforestazione: è ora di invertire la rotta, come chiedono anche i ragazzi e le ragazze del Fridays for Future".

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