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LA STORIA

"Cassintegrazione? Sono 300 euro. E neppure arrivano"

Una storia emblematica della situazione in Polesine e in Italia

Il 730 ci costa oltre mezzo miliardo

Cassa integrazione: due vocaboli storicamente simbolo della crisi, eppure àncora di salvezza dei lavoratori dipendenti ma, in questo momento di emergenza economico-sanitaria mondiale, una ridicola elemosina che, a centinaia di migliaia di italiani, non basta neanche per far la spesa. Sempre se il bonifico sia arrivato.

Dal 23 febbraio scorso e fino al 31 agosto, i due decreti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte (il "Cura Italia" e il "Decreto rilancio") hanno messo a disposizione 9 settimane di cassa integrazione in deroga, più altre 5 con la proroga, in tutto 14. Mentre altre 4 settimane saranno “spendibili” dalle aziende tra settembre e ottobre. Cassa integrazione, peraltro, retroattiva, ovvero la domanda, seppure fosse stata fatta in aprile, per esempio, avrebbe garantito il personale rimasto fermo nelle settimane precedenti - sulla scorta delle indicazioni che trapelavano dal Governo stesso - di poterne usufruire.

Se i dati dicono che, in Polesine, l’assegno dell’Inps della Cassa integrazione in deroga è arrivato a 2.978 lavoratori, a fronte di 1.230 domande già evase, rappresentano poco più della metà di quelli che ne hanno diritto. E, comunque, stiamo parlando di cifre davvero esigue, quando arrivano.

Lo racconta Serena, 39 anni, residente nella provincia di Rovigo e dipendente di un bar. La sua storia, come tante altre, non fa altro che mettere in luce la lentezza del sistema, la burocrazia che ne rallenta i meccanismi e, soprattutto, l’inadeguatezza e la mancanza di proporzionalità delle risorse messe a disposizione. "Sono stata assunta il 7 febbraio scorso e ho lavorato fino al 12 marzo, prima che venisse ordinato il terribile lockdown - racconta Serena - da quel momento non sono più tornata nel bar, nemmeno adesso che è stato riaperto, visto che ci dovrà essere una turnazione tra tutte le dipendenti".

"Il mio contratto di lavoro è un part time da 20 ore settimanali - prosegue - di cassa integrazione, secondo i calcoli fatti nella busta paga, dovrei prendere 313 euro a marzo, 448 ad aprile e lo stesso, forse un po’ meno, a maggio, anche se non ho ancora visto quest’ultima busta paga. Ovviamente si parla di importi lordi, quindi mi aspetto circa 230 euro per marzo e 330 per aprile".

Li aspetta, appunto, perché ancora non sono arrivati. "Da quanto mi risulta il titolare ha fatto domanda a inizio di aprile, la stessa è stata accettata verso la fine dello stesso mese - spiega - però ancora non ho visto un soldo. E adesso inizia a farsi dura, anche perché non so quando potrò rientrare a fare qualche ora. Senza contare che a fine luglio scadrà il mio contratto".

A quel punto, nessuno potrà impedire al titolare del bar di non rinnovarlo a Serena. I licenziamenti sono infatti bloccati dal decreto, ma quando scade un contratto, non c’è alcun obbligo di prorogarlo. Tanto più, come si diceva, che il periodo di cassa integrazione in deroga è praticamente agli sgoccioli e da fine giugno molte aziende non potranno più accedere a questo ammortizzatore sociale straordinario.

"Già la paga normale è misera, ma almeno con qualche ora di straordinario si riusciva a sopravvivere - conclude amareggiata Serena - ma adesso rimanere a casa senza un soldo, dovendo barcamenarsi tra bollette e la spesa, senza aver visto un centesimo di cassa integrazione, è davvero difficile”.

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