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Urbanistica: pratiche ferme, lavoro pure, architetti esasperati

Tutto bloccato, nessuna predisposizione a trovare soluzioni: seconda lettera a Gaffeo e Favaretto

Urbanistica: pratiche ferme, lavoro pure, architetti esasperati

In attesa, ma non si sblocca nulla

"Non guardarmi: non ti sento". E’ il paradossale titolo del film con Gene Wilder e Richard Pryor, il primo che impersona un commerciante sordo che dovrebbe assumere il secondo, cieco, nel suo negozio. Testimoni di un omicidio, il secondo per aver sentito uno sparo e il primo per aver visto l’assassino scappare, inanellano una serie di gag diventate cult, per gli amanti del cinema.

Un titolo paradossale, e non certo la storia che racconta il film, che calza a pennello al settore Urbanistica ed edilizia privata del Comune di Rovigo. Sì perchéper la seconda volta in pochi mesi, l’Ordine degli architetti della provincia polesana si è riunito per scrivere una lettera al sindaco di  Rovigo, Edoardo Gaffeo, e all’assessore delegato Giuseppe Favaretto, per ribadire quanto difficile sia il rapporto con il dirigente di quel settore, l’ingegner Christian Scalabrin. Un dirigente che che è complicato "vedere" e dal quale è ancor più arduo farsi “ascoltare”.

Ieri pomeriggio sono stati una decina gli architetti di Rovigo a trovarsi con il presidente Tonino Portesan per ribadire quanto complicata sia la situazione nella città delle rose. Problemi che il presidente ha ascoltato, e per i quali si è scelto, per la seconda volta in pochi mesi, di scrivere alle istituzioni. Segno che nulla è cambiato rispetto a quanto richiesto con la precedente missiva.

Una premessa è d’obbligo: tutti hanno concordato che non si contestano le competenze dell’ingegner Scalabrin, che applica le norme pedissequamente. Ma proprio per questo, non si arriva ad alcuna soluzione per le problematiche che ogni pratica inevitabilmente porta con sé.

Così lottizzazioni, permessi di costruire e anche le più banali pratiche edilizie rimangono al palo, impantanate per la poca indulgenza del dirigente. La richiesta degli architetti è quella di velocizzare un settore che, così com’è ingessato, sta bloccando di fatto lo sviluppo dell’intera città.

La mancanza di flessibilità di Scalabrin va di pari passo con l’impossibilità di ottenere soluzioni ai problemi che, come detto, contraddistinguono ogni pratica, per la quale si chiede di risolverli nella legalità, e non certo con deroghe contra legem. In pratica il caro e vecchio buonsenso.

Altro punto che viene contestato a Scalabrin il non essere riuscito a organizzare gli uffici in modo che siano autonomi e responsabili, di fatto esautorando i dipendenti da ogni loro potere. E’ anche per questo che, oltre ai tanti che sono andati in pensione - la cui colpa è evidente non possa essere quella del dirigente - ce ne sono altrettanti che stanno cercando di andarsene.

Il tutto sta lasciando l’intero settore nel marasma più totale, con la mancanza di punti di riferimento che non siano avocati al dirigente. Per fare un esempio, oggi non si sa chi sia il responsabile delle pratiche per i Beni ambientali. Il settore "scarica" la palla alla Provincia di Rovigo che, da parte sua, spiega di non aver personale a sufficienza per seguire queste pratiche. Il risultato è uno solo: le pratiche rimangono ferme per mesi, alcune per anni, senza risposte e con continui rimpalli tra uffici e dirigente, che ogni volta chiede qualcosa in più.

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