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Lo smog cala durante il lockdown ma non abbastanza: polveri sottili giù ma solo del 14%

Valori inferiori agli anni scorsi. E le emissioni degli ossidi di azoto si sono ridotte del 40%

Lo smog cala durante il lockdown ma non abbastanza: polveri sottili giù ma solo del 14%

L’inquinamento durante il lockdown? E’ calato, ma non tanto quanto ci si aspettava. In particolare, le emissioni di ossido di azoto sono diminuite del 40%, ma le polveri sottili (Pm10) sono scese soltanto del 14%. Perché se è vero che per le strade c’era meno traffico, è altrettanto vero che, in parallelo, nelle settimane della quarantena, sono cresciuti i consumi per il riscaldamento domestico, compresi - in molte zone del Veneto - quelli a biomassa legnosa, contribuendo a tenere alto il livello delle polveri.

A dirlo, i risultati dell’analisi Life Prepair sull’andamento della qualità dell’aria nelle settimane di emergenza coronavirus e l’inquinamento atmosferico nel bacino padano, a cui ha partecipato anche Arpav Veneto.

“Il primo report condotto dal progetto Prepair- afferma l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin, affiancato dagli omologhi delle altre regioni del Nord - evidenzia ancora una volta la complessa dinamica del particolato e delle relazioni tra emissioni, trasporto e diffusione degli inquinanti, processi fisico-chimici che determinano la formazione particolato secondario, ossia della parte più rilevante delle polveri sottili (Pm10). Una dinamica fortemente influenzata dalle condizioni meteorologiche. Come è noto, infatti, le principali criticità sulla qualità dell’aria nel bacino padano riguardano il superamento del valore giornaliero di Pm10 e del limite annuale di biossido di azoto. Ora - hanno detto i rappresentanti delle Regioni - serve andare avanti con l’analisi dei dati sui mesi successivi di aprile e maggio per disporre del quadro complessivo della situazione”.

“La riduzione del 40% sull’intera pianura padana delle emissioni di Nox (ossidi di azoto e loro miscele) accompagnata da una riduzione del 14% delle emissioni di particolato primario è un risultato importante ma non del tutto sufficiente, nelle condizioni meteorologiche di stagnazione tipiche della Pianura Padana, a garantire il rispetto dei valori limite fissati dalle norme europee - sottolineano gli assessori - questi primi risultati confermano comunque la validità della strategia dei Piani aria regionali incentrata su interventi plurisettoriali che intervengono simultaneamente su più categorie di inquinanti”.

Focalizzandoci sui dati, il rapporto spiega come i valori di Pm10 registrati dalle stazioni nel mese di marzo siano stati mediamente inferiori rispetto agli anni precedenti, anche se con una diminuzione meno marcata rispetto agli inquinanti gassosi, pur con una rilevante diminuzione dei valori massimi.

Le frazioni Pm10 e Pm2,5 variano in modo simile per tutto il mese di marzo, molto influenzate dalle condizioni meteorologiche, con valori minimi nei giorni ventilati e valori massimi nei giorni di stagnazione, condizione favorevole al loro accumulo. In queste condizioni (intorno al 13 e al 19 marzo), in alcune aree, sono stati osservati valori superiori al valore limite giornaliero (50 microgrammi per metro cubo d’aria).

Discorso diverso per il picco di concentrazione di Pm10 registrata a fine mese, causata di un trasporto di masse d’aria ricca di polvere dai deserti dell’area del Caspio. Si può ipotizzare che la relativamente minore diminuzione del particolato rispetto agli inquinanti gassosi sia dovuta a una serie di concause quali: la presenza di quantitativi di inquinanti precursori, come l’ammoniaca derivante dall’agricoltura e dall’allevamento, in concentrazione sufficiente a produrre polveri di origine secondaria. Allo stesso tempo l’aumento dei consumi di gas e di legna per riscaldamento domestico, in condizioni meteorologiche che hanno limitato la dispersione degli inquinanti, ha prodotto emissioni della componente primaria.

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