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CORONAVIRUS IN ITALIA

"Infermiere di famiglia: una opportunità storica, non buttiamola via"

L'appello del sindacato degli infermieri: "Non trasformiamolo nel solito pasticcio all'italiana"

Imprenditore positivo,  sospende l'attività per tutelare i dipendenti

"Accogliamo con moderata soddisfazione la presa di posizione, che appare netta, da parte della Commissione Salute delle Regioni, che si dice pronta “a far suo” in tempi brevi il progetto dell’infermiere di famiglia, incanalando su ogni singolo territorio le nuove assunzioni che sono state già previste, ad hoc, per coprire tale incarico, attraverso il Dl Rilancio. Nessuno mette in dubbio che la gestione dell’infermiere di famiglia dovrà per forza di cose passare attraverso le Regioni, che in Italia si occupano di “far funzionare” la macchina sanitaria e soprattutto, nessuno di noi intende mettere in discussione le prerogative delle Regioni. Serve tuttavia una serie di norme di indirizzo di livello centrale, concrete e di coordinamento tra le varie realtà territoriali, per dare corpo ad una organizzazione uniforme e nazionale, e ben venga se tale attività di coordinamento fosse realizzata su iniziativa delle istanze rappresentative delle Regioni. Alla fine, il rischio da scongiurare è quello di creare 21 modelli di assistenza infermieristica di famiglia, rendendo vane le straordinarie potenzialità di una figura professionale che può e deve cambiare, perché ha le carte in regola per farlo, il futuro della sanità italiana", così il presidente del sindacato infermieri Nursid, De Palma.

"Non si perda l’occasione di dare all’infermiere di famiglia un ruolo dignitoso e concreto la posizione contrattuale che gli spetta, la possibilità di esprimere sul campo le competenze per cui è stato voluto. Parliamo di un progetto che potrebbe essere davvero la leva fondamentale per un cambiamento radicale e positivo per il nostro sistema sanitario. Insomma, non riduciamo, solo per esempio, l'attività dell'infermiere di famiglia alla mera assistenza domiciliare, o peggio ancora non usiamolo come “tappabuchi” in quei territori dove magari ci sono carenze di personale nelle strutture sanitarie pubbliche. Le Regioni hanno gli strumenti per dimostrare che questa volta sono in grado di non ricadere negli errori del passato: ovvero confusione, disorganizzazione, approssimazione. L’infermiere di famiglia sia una volta per tutte quella figura al servizio del cittadino che al pari del medico di famiglia, in ogni territorio, potrà contribuire per esempio a ridurre le ospedalizzazioni, i ricoveri, le liste di attesa, fornendo un supporto straordinario per la società civile".

"Come possiamo essere ottimisti e fidarci così “alla cieca”? Alla fine stiamo parlando di quelle stesse Regioni che non sono state capaci di trovare un trend d’union sui premi agli infermieri impegnati nella lotta al Covid 19 e che fanno orecchie da mercante ogni volta che si tratta di aumentare in maniera fissa e definitiva i loro stipendi. Ecco, allora prima di plaudere a nome degli infermieri italiani al comportamento di queste istituzioni, io mi chiederei sempre cosa ne pensano gli interessati", chiosa De Palma.

 

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