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ORRORE A CORBOLA

Lite tra padre e figlio, sangue e morte. Paese sotto choc

Erano omonimi. Il genitore, colpito con un fendente di forbici alla gola, si è spento in ospedale ad Adria

La piccola comunità di Corbola è sotto choc: una famiglia conosciuta, così come le difficoltà che attraversava, è stata distrutta da una esplosione di rabbia finita in omicidio. Tutto è cominciato, secondo le prime ricostruzioni, verso le 19.30 della serata di mercoledì 5 agosto, in via Pampanini, al civico 152, in una abitazione piuttosto isolata, rispetto alle altre, alla quale si accede tramite un viottolo. Si tratterebbe di una ex impresa, la "Lapidi Roma", dal momento che Terenzio Roma, 85 anni, originario di Ariano nel Polesine ma da almeno mezzo secolo residente a Corbola, si occupava proprio di questo: marmista specializzato nella realizzazione di lapidi.

Attività abbandonata causa l'età e causa i problemi di salute che avevano afflitto il capostipite, portandolo, ormai da anni, ad essere allettato. Disoccupato, invece, il figlio, omonimo del padre: sempre Terenzio Roma, ma di 45 anni, tanto che vicini e conoscenti, per distinguerlo dal genitore, lo avevano "ribattezzato" Simone, il nome col quale in tanti, ogni giorno, vedendolo passare in bici, lo salutavano. Disoccupato non per cattiva volontà, ma per problemi oggettivi: un uomo con difficoltà mentali, per le quali era seguito, ma che, secondo gli attuali riscontri, mai si sarebbe abbandonato a gesti violenti.

Sino, appunto, alla serata di mercoledì, quando, verso le 19.30, la lite lo avrebbe visto ferire il padre con un colpo di forbici alla gola. Inizialmente, le lesioni non apparivano allarmanti, tanto che l'anziano era stato ricoverato in ospedale ad Adria. Qui, però, nella tarda serata, dopo le 23, il quadro clinico ha vissuto un severo peggioramento, sino ad arrivare al tragico epilogo. Anche il figlio è stato ricoverato, in ospedale a Rovigo, con la presenza dei carabinieri.

Allertata la Procura, nella persona del sostituto procuratore Ermindo Mammucci. Dal punto di vista investigativo, la situazione appare chiara e il caso, di fatto, chiuso. All'abitazione sono stati apposti i sigilli, ma, allo stato, non rappresenta una priorità un ulteriore sopralluogo sul posto, dopo quello scattato dopo la lite e prima del decesso dell'85enne. Questo proprio perché la dinamica e il succedersi dei fatti appaiono chiari.

Al momento, il figlio si trova sottoposto a fermo, in quanto indiziato di omicidio volontario, a seguito dei riscontri raccolti dal personale dei carabinieri della stazione di Ariano nel Polesine e della Compagnia di Adria. Verosimilmente, per il prosieguo della vicenda giudiziaria, cruciale sarà la valutazione delle condizioni mentali del presunto omicida.

Tra i primi ad arrivare sul posto, dopo l'allarme lanciato da una familiare, che avrebbe assistito alla cruenta scena, il sindaco Michele Domeneghetti. E' stato proprio lui a richiedere l'intervento dei carabinieri. "Onestamente - spiega - nonostante tutti i suoi problemi Simone - Terenzio era conosciuto come una persona tranquilla, non aveva mai dato problemi".

Nel pomeriggio di giovedì 6 agosto, è stata disposta la convalida del fermo, con la misura cautelare degli arresti domiciliari in ospedale, per il 45enne.

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