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CORONAVIRUS IN POLESINE

"Dipendenti delle case di riposo costretti a fare anche i tamponi"

L'allarme lanciato dalla Uil: "Carichi di lavoro sempre più pensanti. Non sono angeli si serie B"

Coronavirus in casa di riposo: cinque ospiti contagiati nella struttura di Fratta

"L'accordo dello scorso 29 luglio, tra l'azienda Ulss 5 e le Rsa polesane, che stabilisce che sia il personale delle Rsa stesso ad eseguire i tamponi degli screening periodici obbligatori ad ospiti ed operatori con un una tariffa di 5 euro per ciascun tampone eseguito nelle strutture 20 euro per ciascun tampone seguito a domicilio per i nuovi ingressi e le riammissioni, porta decisamente verso una strada sbagliata", l'allarme lanciato da Cristiano Maria Pavarin, Uil fpl.

"Nelle case di riposo permane una grave quanto diffusa carenza di personale infermieristico, anche a causa dello scorrimento delle stesse graduatorie attraverso le quali l'azienda sanitaria locale sta assumendo infermieri da inserire nel proprio organico. Assieme alle altre organizzazioni sindacali, avevamo chiesto, attraverso alcuni direttori, di farsi carico per ottenere l'intervento diretto dell'Ulss, allo scopo di alleggerire le prestazioni infermieristiche nelle strutture. Siamo assolutamente coscienti del fatto che mancano infermieri sul mercato, ma siamo altresì convinti che non si possa costringere quanti sono rimasti all'interno del settore socio sanitario a sistematiche rinunce dei riposi dal turno di lavoro ed a sovraccarichi lavorativi, con l'aggiunta di competenze proprie del servizio sanitario, che impongono turni di lavoro durissimi da reggere. Come Uil, insieme alle altre sigle sindacali avevamo già sottolineato come le strutture residenziali per anziani siano sempre più fondamentali nell’integrazione sanitaria territoriale ma paradossalmente si continuino a scaricare su queste realtà i costi del mutamento dei bisogni assistenziali. Nell'emergenza epidemica il personale delle Rsa polesane ha dimostrato tutto il proprio valore, dal punto di vista della professionalità e dell'impegno, ma continua invece ad essere considerato quasi di serie B. Solo oneri senza onori. Con carichi di lavoro sempre più pesanti e con situazioni che portano ad una fuga dalle strutture di forza lavoro. Per questo chiedevamo di non gravare ulteriormente sugli infermieri interni,  ricercando soluzioni alternative come ad esempio, affidarsi attraverso rapporti di lavoro occasionale anche ricorrendo agli infermieri cessati dal servizio sanitario ed ora collocati in pensione, come di fatto già avvenuto in passato.
Al contrario di quanto da noi richiesto, si è giunti a questo accordo, ottenendo il pagamento delle prestazioni di screening senza trovare soluzioni al tema della carenza di personale in organico. Con il risultato che per gli infermieri delle Rsa i carichi di lavoro saranno ancora più onerosi".

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