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ADRIA

Spaventoso rogo alla Coimpo, esclusi rischi per la salute pubblica

Intanto, le indagini proseguono per capire le cause del rogo

Dopo l'apprensione per il rogo generatosi nella notte  tra il 16 e il 17 agosto allo stabilimento in località America, Ca' Emo, Adria, che ha gravemente danneggiato la palazzina dove un tempo si trovavano gli uffici amministrativi della ditta Coimpo (LEGGI ARTICOLO), arriva una prima buona notizia. Sarebbero esclusi, infatti, pericoli per la salute a seguito dell'incendio. Una risposta a una preoccupazione che, in mattinata, si era fatta strada.

L'impresa, infatti, si occupava del trattamento di fanghi di provenienza industriale, per esempio generati da depuratori o cartiere, che dovevano essere stabilizzati, trattati e, là dove possibile, trasformati in fertilizzante da spandere sui terreni agricoli. L'impianto, oggi non attivo, è stato ed è al centro di varie vicende giudiziarie.

Sia per la morte di quattro lavoratori, il 22 settembre del 2014, uccisi da una nube tossica generatasi, secondo quanto ricostruito in fase di indagine, durante il trattamento dei fanghi. Sia per irregolarità nel trattamento di questi, commesse, secondo la tesi accusatoria, che ha portato a una condanna in primo grado e a svariati patteggiamenti, con lo scopo di velocizzare i tempi, trattare più fanghi e guadagnare più di quanto sarebbe stato possibile fare rispettando tutte le disposizioni di legge.

La dismissione dello stabilimento ha visto rimanere stoccati grossi quantitativi di fanghi all'interno, classificati come rifiuti speciali, senza che, allo stato, si veda una possibile strada per la pulizia dell'impianto, alla luce dei costi, stimati in milioni di euro. Da qui la preoccupazione per eventuali sostanze generatesi nel corso dell'incendio che, per fortuna, non ha ragion d'essere.

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