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PIRATI DEL PO

Strage di pesce e commercio non sicuro per la salute: banda sgominata

Sequestri a Taglio di Po e a Goro, sigilli alle auto e alle case dei bracconieri

Strage di pesce e commercio non sicuro per la salute: banda sgominata

Nella mattinata di domenica 23 agosto, personale del Gruppo Carabinieri Forestali di Rovigo e delle Stazioni dipendenti, a conclusione dell’operazione denominata “Gold River”, tesa a contrastare il  fenomeno del bracconaggio ittico, dava esecuzione ad un’Ordinanza del Tribunale di Rovigo con la quale veniva disposto il sequestro preventivo di due immobili destinati alla lavorazione e stoccaggio di pesce d’acqua dolce, uno sito in Comune di Taglio di Po ed uno in comune di Goro e di n. cinque veicoli destinati al trasporto di prodotto ittico.

"Si tratta - spiega la nota stampa dei carabinieri forestali - della conclusione di un’ampia ed articolata operazione di Polizia giudiziaria, iniziata a luglio dell’anno scorso e culminata a marzo-aprile di quest’anno (in pieno lock down dovuto all’emergenza virus Covid19), nel corso della quale, grazie ad una intensa attività di osservazione, controllo e pedinamento, svolta a seguito dei primi sequestri effettuati a luglio dell’anno scorso e le seguenti perquisizioni compiute successivamente, venivano monitorate numerose spedizioni di prodotto, nonché i metodi con i quali la fauna ittica veniva catturata, conservata e tracciata"

"Nel corso dell’indagine si appurava, anche grazie alla collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico di Ferrara e del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova, intervenuti nella vicenda in qualità di Autorità scientifiche su numerosi campionamenti di prodotto ittico effettuati dalla Polizia Giudiziaria, che la fauna ittica commercializzata, perlopiù delle specie Carpa e Siluro, appariva catturata con l’ausilio della corrente elettrica, pratica vietata dalle norme penali nazionali attinenti la pesca professionale ed il maltrattamento degli animali; non sono comunque mancati anche casi in cui i pescatori sono stati sorpresi in flagranza di questa condotta delittuosa, ovverosia con l’elettrostorditore 'in mano' o a bordo dei veicoli utilizzati nel corso delle battute di pesca".

"Veniva poi accertata la predisposizione di tutta una serie di documentazione falsa in merito alla rintracciabilità del prodotto ittico, il cui scopo era regolarizzare artificiosamente il pesce catturato da pescatori di frodo in luoghi sconosciuti, fattispecie delittuosa che consentiva di configurare la frode in commercio in quanto la norma prevede che debba essere chiara oltre che l’origine anche la provenienza dell’alimento".

"Particolarmente pericolosa per la salute umana è stato poi l’accertamento che ha consentito di dimostrare come gli indagati si fossero prodigati per commercializzare del prodotto ittico sequestrato sanitariamente dal personale del Servizio Veterinario in quanto non idoneo al consumo umano e del quale era stata disposta la distruzione, anche questa fattispecie delittuosa consentiva di configurare violazioni di carattere penale, in particolare, aver commercializzato sostanze destinate all’alimentazione pericolose per la salute pubblica".

"Considerato inoltre che l’utilizzo di apparati elettrostorditori veniva accertato anche in particolari tratti del Fiume Po ricadenti all’interno del Parco Regionale Veneto del Delta del Po, in ragione del fatto che trattasi di una forma di cattura che per ovvi motivi colpisce in maniera indiscriminata tutti gli esseri viventi presenti nell’area oggetto delle battute di pesca effettuate con l’ausilio delle scariche di corrente elettrica, si contestava anche il fatto di aver pregiudicato la popolazione acquatica e deteriorato l’habitat all’interno di un sito protetto, compromettendone lo stato di conservazione ambientale".

"Gli elementi raccolti dalla Polizia giudiziaria consentivano infine alla Procura della Repubblica di Rovigo, nella figura del sostituto procuratore Sabrina Duò, di configurare l’associazione a delinquere a carico di n. tre soggetti di origine rumena, due residenti in comune di Taglio di Po ed uno residente ad Argenta. Questa tesi veniva accolta dal Giudice per le indagini preliminari intervenuto nella vicenda, Pietro Mondaini il quale disponeva i sequestri degli immobili e dei veicoli utilizzati dagli indagati".

"Nella vicenda risultano anche implicati, ed iscritti nel registro degli indagati a vario titolo, altri quattordici soggetti, tredici di nazionalità rumena ed uno di nazionalità ungherese, parte dei quali, cinque individui di nazionalità rumena, collaborava strettamente con i vertici dell’associazione criminale sia fornendo prestazioni di carattere lavorativo sia offrendo la propria collaborazione nella predisposizione di documentazione falsa, il cui scopo era quello di “regolarizzare” il prodotto ittico illecitamente catturato e soprattutto privo di rintracciabilità".

 

Nella sostanza si tratta di un durissimo colpo inferto ai vertici di una organizzazione criminale dedita da molti anni alla pesca di frodo in mezza Italia (si evidenzia che le battute di pesca non avvenivano solo in Polesine e nelle vicine provincie di Venezia e Ferrara, ma anche a Ravenna e nel Mantovano fin poi ai laghi di origine vulcanica del Lazio: Trasimeno e Bolsena ed a quelli di origine glaciale del Piemonte: laghi di Avigliana), il cui giro d’affari si attestava sulle decine di migliaia di Euro mensili, che nel corso del tempo aveva anche sviluppato un centro di potere proprio a Taglio di Po, dove vive in maniera stabile il soggetto a capo dell’organizzazione criminale che fungeva da collettore principale del prodotto ittico illegalmente catturato (pesca con l’ausilio della corrente elettrica) e/o illegalmente commercializzato (mancanza di rintracciabilità), il quale aveva instaurato rapporti commerciali con uno dei più grossi importatori di pesce fresco rumeni che, in ultima analisi, commercializzava in questo paese del prodotto ittico di provenienza ignota e catturato con metodi illegali.

In merito a tale ultimo aspetto si segnala che si è riusciti a documentare anche una serie di raggiri circa i CMR (lettera di vettura internazionale), ad hoc predisposti ed “addomesticati” in modo tale da poter “ripulire” la provenienza del prodotto ittico una volta giunto in Romania.

 

A margine si vuole evidenziare infine che nel corso delle indagini, oltre alle condotte sopra descritte, sono stati osservati anche altri comportamenti antisociali, trai i quali, qui si vuole evidenziare il mancato ripetuto rispetto delle regole imposte dal lock down dovuto all’emergenza COVID-19 che ha portato alla contestazione di sanzioni di carattere amministrativo anche recidive.

 

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