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LA FESTA DEL PATRONO

"Nel buio dell'epidemia splenda la solidarietà. Così ne usciremo"

La toccante omelia del vescovo Pierantonio Pavanello

"L’antidoto della fiducia per guarire il mondo". E' questo il concetto centrale della omelia pronunciata dal vescovo Pierantonio Pavanello che, nella mattinata di giovedì 26 novembre, ha presieduto la Messa in duomo per la festa del patrono San Bellino. 

"La fede dà ai credenti la forza di seminare fiducia nella società, quella fiducia di cui abbiamo bisogno come il pane per non dividerci e contrapporci in una situazione che richiede l’unità di tutti per combattere il flagello dell’epidemia e le sue conseguenze economiche e sociali". Questo il cuore dell’omelia del vescovo Pierantonio Pavanello nella solennità di San Bellino patrono di Rovigo e dell’intera diocesi.

Il vescovo ha celebrato la Messa in duomo - concattedrale alle 10, concelebrando con i parroci della città ed una rappresentanza dei sacerdoti della diocesi. Commentando il Vangelo – davanti alle autorità civili e militari e ai molti fedeli che hanno voluto prendere parte alla celebrazione, pur nei limiti dei posti, - il vescovo ha esortato i presenti a leggere il tempo presente vivendo le virtù del vescovo e martire Bellino il cui corpo è conservato nella basilica dell’omonimo paese polesano.

"In mezzo ai pericoli e alle prove della storia San Bellino è stato una guida sicura per la Chiesa di Padova (di cui era vescovo. ndr) esercitando la 'fede intrepida' e la 'carità ardente'. Queste sono due virtù – ha detto Pavanello - delle quali abbiamo particolarmente bisogno nel tempo che stiamo vivendo, un tempo di tribolazione e di speranza".

2Mi sembra – ha continuato il presule - che la festa di San Bellino quest’anno ci inviti a sentire che anche nella grande prova che stiamo affrontando non siamo soli. Il Signore ci è vicino anche nel buio della paura e dell’angoscia di questi mesi. È questo il tempo della fede umile, e non miracolistica - che nelle tribolazioni sa affidarsi al Padre
seguendo l’esempio di Gesù".

"Questa fede – ha detto Pavanello - genera la speranza di una salvezza che non è frutto solo degli sforzi umani ma viene dall’alto e dà ai credenti la forza di seminare fiducia nella società e di rendere operosa la fede attraverso le opere della carità. Le sofferenze dei malati e la povertà in cui molti sono caduti a motivo delle conseguenze economiche della pandemia, ci sollecitano a non rimanere indifferenti, ma a farci prossimo: tanto più grande è la prova che stiamo affrontando tanto più abbiamo bisogno di sostenerci a vicenda condividendo quello che abbiamo, poco o tanto che sia".

"'Fede intrepida' e 'carità ardente' sono l’antidoto che San Bellino ci offre non solo per combattere il flagello che ci tormenta, ma anche per guarire il mondo - ha detto Pavanello sottolineando con forza come la pandemia manifesti una malattia più profonda, da cui il covid-19 ha tratto origine - Molti studiosi hanno messo in relazione l’origine della pandemia con lo sfruttamento della natura: fenomeni come i cambiamenti climatici, la deforestazione, lo sfruttamento intensivo delle risorse
naturali hanno quantomeno creato le condizioni favorevoli perché il covid-19 operasse il salto dall’animale all’uomo e si diffondesse in tutto il mondo".

"Pavanello ha qui sottolineato come con la pandemia stia emergendo la consapevolezza per cui 'tutto è connesso»': la cura della persona, la cura del creato, la giustizia sociale sono interdipendenti. Non possiamo allora limitarci – il grido del vescovo - a sconfiggere il covid-19, occorre che ci preoccupiamo di 'guarire il mondo'". Infine, il vescovo ha ricordato i malati, coloro che li assistono, le autorità e gli amministratori che hanno il compito di fare
scelte difficili chiedendo al patrono san Bellino l’aiuto perché non si spenga la speranza.

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