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ORRORE A SANT'APOLLINARE

Carcere per i due fidanzatini del machete, fermi per omicidio premeditato convalidati

La decisione dei due giudici per le indagini preliminari

08/02/2021 - 13:13

Sono stati convalidati i due fermi, con ipotesi di reato di omicidio premeditato, a carico del 17enne e della fidanzata di 26 anni, catturati verso le 22.30 di giovedì, dopo l'omicidio del padre del primo, Edis Cavazza, 45 anni, avvenuto al cosiddetto "Campo Nomadi" di viale Risorgimento, a Sant'Apollinare. Un gruppetto di roulotte, a fianco di una casa diroccata, che sorge a lato della provinciale, sulla sinistra, poco dopo l'abitato per quanti proseguono verso Ceregnano. L'uomo sarebbe stato ucciso, secondo i primi riscontri, da un colpo di machete all'altezza della clavicola, vibrato dal 17enne, il figlio.

La Procura, nella persona del sostituto Maria Giulia Rizzo, che coordina gli accertamenti della squadra mobile, guidata dal commissario capo Gianluca Gentiluomo, ipotizza però un ruolo attivo anche per la 26enne, Annalisa Guarnieri, che da circa quattro mesi conviveva con il 17enne in una delle roulotte del campo. La giovane, secondo questa tesi, avrebbe procurato il machete usato per l'aggressione mortale, avrebbe rafforzato la determinazione del ragazzo ad agire e, nel corso dell'aggressione, a propria volta impugnando un machete, avrebbe tenuto sotto scacco e minaccia i familiari del 45enne, per evitare intromissioni.

Dopo l'uccisione, la coppia sarebbe poi fuggita in auto, verso Ceregnano, venendo arrestata poco dopo, però. Recuperato, nella roulotte della coppia, uno dei due machete, pare quello usato solo a scopo di minaccia, mentre quello utilizzato per colpire ancora non si trova. La coppia se ne sarebbe disfatta passando in auto sull'argine del Canalbianco, avrebbe anche spiegato agli inquirenti, dopo la cattura, in che punto, ma, della lama, nessuna traccia.

Entrambi i giovani, sottoposto a fermo nella serata di giovedì, hanno poi già sostenuto l'udienza di convalida. Entrambi hanno scelto di non rispondere alle domande del giudice ed è stata confermata la custodia in carcere. La decisione è stata presa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale dei minori per il 17enne e da quello del Tribunale ordinario per la 26enne. I due sono difesi rispettivamente dagli avvocati Alberto Zannier di Dolo e dall'avvocato Sandra Passadore di Adria.

Nella mattina di lunedì 8 febbraio, intanto, nuovo sopralluogo degli inquirenti al campo nomadi per raccogliere ulteriori riscontri. Vi hanno preso parte gli investigatori della mobile, guidati dal commissario Alessandro Coltro, e i colleghi della scientifica. Un altro accurato lavoro investigativo e di repertazione, per supportare e confermare la ricostruzione degli eventi sinora eseguita. Il tutto con la professionalità e l'attenzione che fanno parte del patrimonio del personale della questura.

Ad avviso degli inquirenti, la vicenda appare ormai sufficientemente cristallizzata, nel proprio evolversi. Molto si giocherà, piuttosto, sul piano processuale sulla contestazione della premeditazione. Premeditazione che, secondo indiscrezioni, sarebbe stata negata, in prima battuta, dal giovane. Determinante, in questo senso, potrebbe essere il risultato della autopsia, che verrà disposta dalla Procura nella giornata di mercoledì 10 febbraio e che vedrà il medico legale analizzare la ferita mortale. Si dovrà capire se provocata con intento omicida o se, magari, frutto di un accidente nel corso di una colluttazione.

Un analogo sopralluogo di polizia scientifica è stato condotto anche nella carrozzeria dove è custodita, ovviamente sotto sequestro, l'auto della coppia.

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