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OMICIDIO DI SANT'APOLLINARE

"Non volevamo uccidere, volevamo uscire dall'incubo"

La versione dei due giovani indagati per omicidio premeditato

10/02/2021 - 16:21

Lui, il 17enne sottoposto a fermo con l'accusa di omicidio premeditato nei confronti del padre, di 45 anni, di fatto lo ha già detto al giudice per le indagini preliminari; lei, 26 anni, pure sottoposta a fermo con la medesima accusa, per una presunta azione di sostegno e concorso, lo ripeterà a breve nell'interrogatorio che domanderà il suo avvocato difensore, Sandra Passadore, di Adria.

Insomma: i due indagati per l'omicidio di Edis Cavazza, 45 anni, avvenuto nella serata di giovedì al campo nomadi di Sant'Apollinare, hanno una loro versione dei fatti, radicalmente diversa da quella prospettata dall'accusa. Nessuna premeditazione, nessuna volontà di uccidere, ma il tragico esito di una lite tra padre e figlio, alla quale la 26enne avrebbe assistito solo da lontano e solo alla parte iniziale. Una lite che avrebbe visto il 17enne con in mano solo per un accidente il machete normalmente usato per sfrondare gli alberi del campo nomadi. Machete che nella concitazione degli attimi, nella lite e con il rischio incombente di una colluttazione, sarebbe stato agitato gesticolando e avrebbe incontrato un corpo, quello del padre, che avanzava, forse minaccioso, forse anche scoordinato a causa dell'alcol. Questa, ovviamente, la ricostruzione difensiva. Che appare collidere con quella accusatoria.

Sullo sfondo di tutto una situazione familiare che sarebbe stata, sempre secondo questa rappresentazione, devastante, fatta di frequenti liti e risse tra gruppi di nomadi, con utilizzo frequente e intenso di alcol e stupefacenti: faide e scontri nei quali sarebbe stata frequentemente richiesta e pretesa la presenza del 17enne che però voleva uscire da quel mondo violento, non solo all'esterno, ma anche nel contesto familiare dove non sarebbero state rare scenate, botte, aggressioni e paura. Una intenzione di uscirne, quella del 17enne, che sarebbe stata rafforzata dall'incontro, alcuni mesi fa, con la 26enne.

Questa, appunto, la ricostruzione delle difese, chiaramente antitetica allo stato a quella dell'accusa. A dirimere le discordanze ora penseranno gli accertamenti tecnici: su tutti l'autopsia, disposta oggi e già iniziata, che certamente non avrà difficoltà a chiarire se l'unico colpo mortale, senza altre ferite significative, sia stato frutto di un fendente vibrato per far male o del casuale incontro tra una lama e un corpo umano.

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