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ORRORE A SANT'APOLLINARE

Colpo di scena; ritrovato il machete che ha ucciso

Non distante dal punto indicato dai due fuggitivi, dopo il fermo

15/02/2021 - 17:54

Recuperato, da un runner, il machete che sarebbe l’arma del delitto commesso nella serata di giovedì di due settimane fa al "campo nomadi" di Sant’Apollinare. Con quella lama, un 17enne, con la complicità – chiaramente secondo la ricostruzione accusatoria – della compagna di 26 anni, con la quale viveva in una roulotte, avrebbe ucciso il padre, di 45 anni, Eddis Cavazza, a seguito di rancori risalenti nel tempo e non risolti (LEGGI ARTICOLO).

Dopo l’omicidio, il machete era stato lanciato, nel brevissimo tentativo di fuga in auto della coppia, lungo l’argine del Canalbianco. Erano stati i due, una volta bloccati dalla polizia, a collaborare, indicando il punto nel quale era stato lanciato, dalla vettura in corsa. E’ stato ritrovato nella mattinata di lunedì 15 febbraio, appunto da una persona che stava correndo. Non troppo distante dal punto indicato. Il runner non ha messo in relazione, a quanto si apprende, il ritrovamento del machete con l'omicidio del quale si sono occupate le cronache, ma comunque, trovando un'arma abbandonata, ha immediatamente chiamato il 113. Un senso civico che, in questa occasione, potrà essere molto importante anche a fini investigativi.

Ora, infatti, sarà determinante capire se il luogo del ritrovamento sia o meno compatibile con quello indicato, in prima battuta, dalla coppia e nel quale si era cercato a lungo, senza esito. Nel valutare questa circostanza, si dovrà tenere conto di come fosse notte e i due fossero comprensibilmente agitati. E' una circostanza non secondaria, dal momento che, nella propria ordinanza con la quale veniva convalidato il fermo della 26enne, disponendo il carcere, il giudice per le indagini preliminari non escludeva, alla luce delle ricerche, vane, dell'arma, che la prima indicazione potesse essere un depistaggio. Ora, il ritrovamento apre uno scenario alternativo.

Secondo la ricostruzione accusatoria, a colpire materialmente, con un colpo mortale, sarebbe stato il 17enne. La sua medesima ipotesi di reato, però, omicidio premeditato, viene attribuita anche alla compagna, che lo avrebbe sostenuto e aizzato in questo proposito, acquistando il machete e arrivando a minacciare, durante l'aggressione, con un'arma gemella, i famigliari, per impedire che portassero soccorso al 45enne. Del tutto diversa la ricostruzione delle difese, affidate agli avvocati Sandra Passadore di Adria per la 26enne e Alberto Zannier di Dolo per il 17enne, che propendono per una lite degenerata, senza alcuna volontà di uccidere.

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