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ADRIA

Musica, lacrime, volontari: "Addio Enrico, grazie per essere stato qui"

Una lunga e straziante cerimonia per una persona amata da tutti e che ha fatto tanto

Roberta ed Enrico, stanno lì, uno di fronte all’altro, nella chiesa di Carbonara dove nel luglio 2007 hanno benedetto il loro amore. Lei sta in piedi, a tratti seduta, e non toglie mai quasi lo sguardo da lui, da quella fotografia appoggiata su un cuore di rose bianche. Sormontata da una scritta, una sola parola: Roberta.

Al suo fianco la bara con un immenso cuscino di rose bianche quasi a voler anticipare quel giardino senza spazio e senza tempo dove Enrico ha portato il proprio sorriso. Quel sorriso sul quale restano puntati gli occhi di Roberta per tutta la cerimonia dell’ultimo saluto svoltasi oggi pomeriggio.

Dietro di lei la famiglia Molteni: mamma Franca, papà Alberto, la sorella Stefania e il fratello Michele, straziati dal dolore, senza lacrime per piangere, ormai sgomenti di fronte alla tragedia. Attorno i parenti più stretti, le autorità, la rete dell’associazionismo e il mondo del volontariato. Fuori, nel piazzale, tantissima gente per dare l’ultimo saluto al 44enne deceduto nella notte tra domenica e lunedì scorso: è l’abbraccio della città verso una persona che, nonostante la riservatezza, ha saputo farsi amare da tutti.

E’ anche un gesto di vicinanza e riconoscenza verso la famiglia che ha saputo diventare motivo di orgoglio per tutta la comunità adriese, pur essendo di origini comasche e arrivata in città soltanto un secolo fa. La città è rappresentata dal sindaco Omar Barbierato con la fascia tricolore accompagnato da tutta la giunta, oltre al presidente del consiglio comunale Francesco Bisco. L’associazionismo è presente con Lamberto Cavallari vicepresidente nazionale Anpas e Antonio Sturato presidente della Croce verde, insieme a Mattia Spinello presidente della consulta comunale del volontariato.

Quindi il grande abbraccio a Roberta Paesante da parte della Fidas polesana, associazione di cui è stata per anni presidente ed è tuttora un punto di riferimento prezioso, anzi l’anima. L’associazione dei donatori è presente con il presidente regionale Fabio Sgarabottolo e rappresentanti di tante sezioni con il gagliardetto a fianco dei “cugini” dell’Avis. Presente anche Francesco Chiavilli, già direttore del centro trasfusionale.

Al termine del rito religioso, Marzia Bertaglia ha letto la preghiera del donatore. Il rito delle esequie è stato celebrato da don Maurizio Savella insieme a don Paolo Marcello con Mattia Frigato. Nella breve ma toccante omelia, il sacerdote, si è affidato alle parole della “Canzone per un’amica” di Francesco Guccini, in particolare quando dice: “Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire/ spendere tutti i tuoi giorni passati se presto hai dovuto partire/ se presto hai dovuto partire/ Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi/ voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi”. Visibilmente commosso, don Maurizio ha concluso invitando tutti a “non domandarsi perché ci ha lasciato, ma a ringraziare il Signore per avercelo donato”.

Nel suo breve saluto il sindaco ha evidenziato che “questa numerosa partecipazione è la testimonianza di quanto bene Enrico ha saputo trasmettere: la città ti ringrazia e non dimenticherà ma il tuo sorriso”.

Un momento di profonda commozione ha coinvolto tutti, dentro e fuori la chiesa, quando Marina Ravara e Giulia Buratto hanno portato la loro breve testimonianza, particolarmente provate nel dolore perché anche loro erano lì, nella stessa chiesa, 14 anni fa, testimoni al matrimonio di Roberta ed Enrico. “Una creatura speciale – dice Marina – Enrico è stato un dono per ciascuno di noi. Facciamo si che oggi abitino in noi la gratitudine per averlo avuto, anche se brevemente, nelle nostre vite e la sua testimonianza di amore incondizionato per la vita e i suoi cari, forza e coraggio contro ogni avversità. La sua luce, così, continuerà ad illuminare ancora le nostre vite”. Da parte sua Giulia ha letto la poesia “Abbiamo tutta la notte” di Maurizio Spano, assolvendo a un desiderio di Roberta: “È finito il giorno, continui a ripetere/. E’ finito/ Ed io ti accendo le luci/ tutte quelle che posso/ Perché abbiamo la notte/ ancora tutta la notte/ per continuare assieme/ fino alla strada sull’argine/ al nostro primo appuntamento”.

Intanto arriva il calare della sera in un pomeriggio un po’ anomalo, illuminato da un raggio di sole, quasi nel disperato tentativo di riaccendere il sorriso di Enrico. Roberta e Stefania sono aggrappate alla bara, gli anziani genitori storditi osservano per l’ultima volta, appoggiati a Michele. Attorno una folla silenziosa che libera un applauso quando il carro funebre lentamente comincia a muoversi per accompagnare la salma verso la cremazione. La vita continua, certo, ma non potrà riprendere perché nulla sarà come prima. Resterà in tutti il ricordo di Enrico “una stella caduta nelle nostre vite: la sua luce per sempre con noi” come si legge nel santino. Quella luce che continuerà a illuminare il cuore di Roberta

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