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ULSS 5 POLESANA

Dalla lotta per le mascherine al faccia a faccia col virus, in trincea

Patrizia Simionato, nuovo direttore generale dell'azienda sanitaria, si presenta al Polesine

Dalla lotta per le mascherine al faccia a faccia col virus, in trincea

Patrizia Simionato, nuovo direttore generale della Ulss 5

02/03/2021 - 11:48

In sanità dal 1988, prima all'Ulss di Asolo, come amministrativa, quindi, sempre come funzionaria amministrativa, all'Ulss di Vicenza, per due anni e mezzo, poi a Bassano, sempre per due anni e mezzo. A seguito di concorso pubblico, diviene dirigente del personale e direttore del personale ad Arzignano, per 5 anni; ancora, all'Ulss 4 dell'Alto Vicentino, nel 2008, come direttore del personale e dell'area amministrativa; quindi, nel 2013, diviene direttore amministrativo della medesima Ulss. Assume quindi anche un incarico di distacco di due giorni alla settimana presso la regione del Veneto alla gestione risorse umane.

Il 1° gennaio 2016 primo incarico di direttore generale allo Iov, quindi il concorso come direttore generale dell'Azienda Zero, dal 1° gennaio del 2018. Sono queste le ampie esperienze del direttore generale dell'Ulss 5 Patrizia Simionato, fresca di nomina.

"Sicuramente questa azienda e questo territorio sono nuovi per me. Conosco poco il Polesine, sono di origine trevigiana e abito nel Vicentino. Sicuramente è stimolante incontrare un ambiente nuovo e ritengo che questa esperienza completi e arricchisca la mia esperienza professionale". Anche al timone della Azienda Zero ha affrontato il coronavirus, in particolare curando l'approvvigionamento delle mascherine e dei dispositivi di protezione, affrontando l'emergenza amministrativa e logistica, magari meno nota, ma non meno seria di quella sanitaria. "Una esperienza difficile, ma importante", spiega.

"Qui trovo una azienda bene organizzata - spiega Simionato - e di questo devo ringraziare il mio predecessore, come ringrazio tutti i miei colleghi di Azienda Zero per tutto quello che hanno fatto in questo periodo. Sarebbe irreale, ora, fare proclami su quanto farò. Ho le mie idee su ciò verso cui una azienda sanitaria dovrebbe puntare. Credo che in un territorio vasto come questo sia necessario favorire il più possibile l'utente e il cittadino. Penso si debba lavorare molto sui percorsi di cura e sulla umanizzazione di questi, curare anche quelli che possono sembrare aspetti minori e, invece, sono importanti".

"Penso sarebbe molto importante - prosegue - anche predisporre un bilancio sociale, per dare conto di quanto viene fatto sotto questo aspetto. Il direttore generale non è una entità lontana, rispetto alle persone, quindi le mie porte sono e saranno aperte, per i dipendenti come per i cittadini. Su questo dobbiamo lavorare tantissimo. Ovviamente sarà determinante continuare a investire sull'emergenza Covid, quindi proseguiremo sul versante, ovviamente, delle vaccinazioni, sugli aspetti diagnostici".

"Sotto l'aspetto della campagna vaccinale qui in Polesine trovo una ottima organizzazione, non facile in un territorio con questa morfologia e proseguiremo su questa strada - spiega Simionato - senza pregiudicare però poi tutte le attività del territorio e le tante eccellenze che ci sono nella nostra sanità".

Sul fronte della questione, oggetto di scontro, o quantomeno della vaccinazione al personale sanitario, la nuova dg spiega di dovere ancora prendere appieno contezza della situazione, ma come spiega come il vaccino, per chi lavora in corsia, possa essere considerato una sorta di "obbligo morale", per la vocazione sociale del proprio lavoro e per il quotidiano contatto con le persone fragili.

Il ricordo, poi, va al momento in cui è si è manifestata per la prima volta l'emergenza sanitaria. "Nessuno era pronto alla pandemia - ricorda - Ripenso al 21 di febbraio, quando ci sono stati i primi casi non avremmo mai immaginato che ci sarebbe stato uno sviluppo di questo tipo. Alla prima richiesta, di acquistare 200mila mascherine, ovviamente ci siamo posti il problema di come procedere. Ci siamo resi conto che l'Italia produce pochi dispositivi di questo tipo, ci siamo trovati di fronte a un mostro senza mascherine e con difficoltà a reperirle. Ci siamo trovati nella difficoltà di trovare questo materiale e anche questo ha fatto sì che ci fossero delle difficoltà importanti, per trovare materiale che si suppone essere banale e invece non lo è. A oggi abbiamo un magazzino di 16mila metri quadrati, pieno sino al soffitto".

"Essendo la mascherina un dispositivo di protezione individuale deve essere certificato - prosegue - noi in Veneto abbiamo avuto una serie di laboratori che si sono convertiti, anche col nostro aiuto, con l'assistenza del caso per la trafila nell'ottenere le certificazioni. La difficoltà primaria non era quella di avere le apparecchiature per la produzione delle mascherine, quanto, piuttosto, quella di avere tutte le autorizzazioni e le certificazioni di idoneità. Anche sul fronte degli acquisti era questa una delle maggiori difficoltà: oltre a trovare dispositivi di protezione, anche quella di essere certi che fossero idonei e autorizzati".

"Non è stato facile - prosegue il dg - tutto questo, se si pensa che abbiamo curato, come azienda zero, ottomila ordini, ed è per questo che devo ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato in questo percorso".

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