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Al Desco ogni piatto <br/> ha massimo tre ingredienti

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Matteo ed Elia Rizzo, padre e figlio chef Al Desco

Al Desco di Verona, in cucina, vige la regola del tre. Nel senso che nei piatti proposti dallo chef Matteo Rizzo gli ingredienti combinati non sono mai più di tre. “Il nostro lavoro quotidiano si fonda sull’immediatezza e sulle linearità” afferma Matteo Rizzo.


Figlio d’arte, dal papà Elia e dalla mamma Anna, Matteo ha assimilato la passione per la buona cucina, quella legata alla tradizione senza però disdegnare ispirazioni creative ed innovative. “L'essere ristoratore – aggiunge – presuppone un’ottima preparazione in tutto il settore. Per questo mi sto dedicando alla ricerca delle migliori materie prime e affino le migliori tecniche di preparazione. Al contempo non trascuro la dettagliata conoscenza del vino e dell’arte dell’accoglienza”.


Il Desco si trova in un prestigioso palazzo nel centro storico di Verona. Stile ed eleganza sono caratteristiche dell’arredamento, dove risaltano i grandi specchi, che fonde elementi antichi e moderni.


Da 30 anni ai vertici della ristorazione italiana, il Desco vanta oggi una stella Michelin, conquistata per la prima volta nel lontano 1985 e portata avanti, negli anni, grazie a una profonda passione per la ristorazione e per l’accoglienza del cliente.


La terza decade di storia del ristorante, vede l’ingresso di Matteo Rizzo, figlio di Elia, e quindi la compresenza in cucina di due generazioni e di due visioni complementari, dai quali è ripartita una nuova evoluzione nella proposta gastronomica del Desco. Due generazioni, ma un’unica direzione. “L’intrigo, quello vero, quello per il quale si rimane qualche minuto in silenzio, non nasce dalle complicazioni tecniche o tecnologiche del piatto, scaturisce all’opposto, come per magia, dal ‘minimalismo’ e dalla facilità esecutiva” sottolinea Elia Rizzo.


Oggi il Desco è una perfetta sintesi tra la centralità della materia prima e la positiva conflittualità di due generazioni di cuochi, o meglio “ristoratori”, come amano definirsi. Una sintesi di grande piacevolezza, che si assapora nei piatti che si mangiano. Consigliato il menu degustazione. In attesa dei piatti c’è sempre il benvenuto della cucina, poi la zuppa di granciporro, ceci e quinoa croccante; gnocchi di patate, lumache e crema di erbette al dragoncello; merluzzo nero e le sue “trippe” alla parmigiana; la quaglia arrostita, purè di patate affumicate e crema di pistacchio. Per dessert mela fondente, gelato alla cannella e zuppetta tiepida di mango al passion fruit. Buoni sono anche i risotti, la cucina di pesce si alterna tra quello di lago del Garda e di mare, i formaggi sono Dop del territorio. Gustose le creazioni vegetariane.


La cantina è ben fornita, con etichette sia di bianchi fermi e bollicine che di rossi delle principali cantine italiane e francesi. Buona la selezione dei vini Doc veronesi. Tenendo conto che il ristorante ha una stella Michelin il rapporto qualità-prezzo è accettabile. Telefono: 045/595358.

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