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Calto, ferraresi tra i veneti, sempre col sorriso

Il viaggio tra le attività commerciali del paese e a chiacchierare con i caltesi

Sono appena passate le due del pomeriggio e in piazza a Calto ci sono alcune auto parcheggiate davanti a palazzo Riminaldi, sede del municipio ma un tempo villa di campagna della famiglia estense dalla quale prende il nome. Nel bar della piazza, seduti attorno a uno dei tavoli interni, ci sono Gianni, Giuseppe, Alberto e William che giocano a Tresette. Tra un “busso” e uno “striscio”, si divertono a prendersi un po’ in giro, scherzando sulla mano fortunata o su quella vinta con maestria. “E’ un appuntamento fisso, chi non viene deve presentare la giustificazione il giorno dopo” sorride Gianni, che porta a casa il raggio e pure la partita, in coppia con Alberto.

“E’ un paese tranquillo Calto - sottolinea, mentre Giuseppe si diletta in un solitario al termine del Tresette - non ci sono problemi. C’è anche una zona artigianale che si sperava portasse più lavoro, ma un po’ ce n’è”. “Il problema non è il lavoro, qui non c’è disoccupazione” lo interrompe Giuseppe, mentre sistema le carte del solitario. “Diciamo che hanno chiuso i pochi negozi che c’erano, è rimasto il minimo indispensabile - prosegue Gianni - in paese ci sono anche parecchi stranieri, la maggior parte dal Marocco. E sono molto tranquilli, abbastanza integrati; lavorano un po’ tutti, tra impieghi stagionali e occupazioni nelle ditte qui nei dintorni”.

Il Lucky Bar è gestito da una famiglia cinese. Dietro al bancone c'è Annalisa, alla quale piace molto abitare in Italia e che gestisce il locale col fratello Enzo. "Quando sono libera vado a fare una passeggiata a Po" racconta, tirando fuori un modo di dire tipicamente locale.

Nel centro di Calto ci sono poi la farmacia San Rocco, condotta da William, perché lo conoscono tutti così il dottor Umberto Giri. La gestisce da quattro anni. “L’ho rilevata dal farmacista che c’era in precedenza - spiega - è stata sempre un dispensario della farmacia di Castelmassa, poi un dottore di Verona l’ha rilevata, circa 14 anni fa. E io, che quando era dispensario lavoravo a Castelmassa, quando ha deciso di vendere, l’ho comperata”. “Conoscevo bene questa realtà - racconta Giri, che è di Calto - un paese piccolo che nei quattro anni da quando sono qui è passato da oltre 800 abitanti a circa 700, molti dei quali anziani. La realtà purtroppo è questa: invecchiamo e siamo sempre di meno”.

Proprio di fronte la macelleria di Franco Serravalli, che ha deciso di continuare il lavoro del papà Silvio, per oltre mezzo secolo il macellaio di Calto. “Facevo l’orafo, era la mia passione - racconta Franco, le cui creazioni erano molto apprezzate - ma quando papà non ce l’ha più fatta, ho deciso di portare avanti l’attività di famiglia. Del resto più o meno ci avevo sempre lavorato dentro, quindi non è stato troppo difficile”. E’ stata una scelta comunque sofferta “fare l’orafo mi piaceva, ma bisogna ragionare anche su quello che si deve portare a casa a fine mese”.

Per trovare un altro locale bisogna spostarsi dal centro di Calto, e imboccare la Eridania. A poche centinaia di metri dalla rotonda, in direzione Salara, ecco il bar La Capannina, la cui titolare è Maristella Manzolini e con lei lavorano tre bravissime ragazze: Alice, Eleonora e Serena. Quattro donne per un locale accogliente, pieno di sorrisi, che si anima verso sera, quando le aziende dell’area artigianale chiudono e i dipendenti escono. Così, davanti a un buon aperitivo, qualche spuncioto, e tanta cortesia, la giornata si chiude in modo più sereno.

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