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La fusione del Po è già saltata

Stienta, a sorpresa, abbandona il progetto intrapreso con Occhiobello, Canaro e Gaiba

La fusione del Po è già saltata

Le fusioni nella terra tra i due fiumi non s’hanno da fare. Nel 2014 la bocciatura di Civitanova Polesine, pochi giorni fa i cittadini di Frassinelle hanno risposto picche all’unione con Polesella. E adesso un altro progetto, in fase embrionale, è già terminato a tempo di record. Stienta si sfila, Gaiba è costretta a salutare per la mancanza di continuità territoriale, mentre Occhiobello e Canaro rimangono praticamente con il cerino in mano. Il maxi comune da quasi 20mila abitanti, la cosiddetta fusione del Po, non vedrà mai la luce. Durante l’ultimo vertice tra i quattro comuni coinvolti, Stienta ha manifestato l’intenzione di non proseguire su questo percorso. Una decisione che ha amareggiato gli altri tre municipi.

Queste le motivazioni del sindaco Enrico Ferrarese: “Nessuna marcia indietro. L’amministrazione di Stienta ha accolto con piacere l'invito a sedersi al tavolo per valutare proposte e ragionamenti in ordine ad ipotesi di futura fusione, ma è vero anche che se chi rappresenta Stienta ritiene di non continuare. Evidentemente le condizioni e le tempistiche non sono sembrate tali da garantire l'interesse primario che rappresento, ovvero quello dei cittadini di Stienta. Massima stima dei colleghi con cui le collaborazioni sono sempre state positive, in particolare con Occhiobello con cui esiste una convenzione per la gestione associata dei servizi fondamentali, ma ritengo che le fusioni, operazioni della massima rilevanza, vadano costruite coi cittadini. Io conosco il mio modo di fare l'amministratore, in mezzo alla gente, e credo che prima di fissare date per studi di fattibilità e referendum bisogna andarci tra la gente... coi lavoratori, coi gruppi, le associazioni e sedersi con loro, parlare, capire, alle volte assieme a loro costruirsi le convinzioni e non da seduto dietro la mia scrivania. Per questo in assoluto sono convinto che le fusioni se si devono fare devono essere fatte ‘su misura’ della gente e non precostituite. Quando anche il legislatore predisporrà strumenti più adatti allora credo che le buone intenzioni, che riconosco a tutti i colleghi sindaci dei paesi coinvolti, potranno tradursi in percorsi più soddisfacenti per il cittadino” conclude Ferrarese.

Occhiobello incassa il “No” dei cugini. Ma il sindaco Daniele Chiarioni puntualizza alcuni aspetti: “Durante un incontro di venerdì con i sindaci - dice Chiarioni - sono emerse preoccupazioni tradizionali, la paura di perdere l’identità e di fare passi nuovi. E’ tutto legittimo, non ci sono obblighi”. Il rapporto con Stienta rischia però d’incrinarsi: “Dal 2015 c’è la gestione associata dei servizi, avevamo integrato il personale di servizio e ottenuto finanziamenti importanti, penso alla videosorveglianza ad esempio - dice Chiarioni - ma questo ormai è un vestito che va stretto. Non c’è la volontà di proseguire, abbiamo dato di più rispetto a quello ricevuto”.

Il servizio completo sulla Voce in edicola il 20 dicembre

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