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Moria di pesci nell'Adigetto, indaga l’Arpav

Terminati i lavori di dissabbiamento alla presa di Bova. Il Consorzio: "Solo gli stolti possono ritenerci responsabili".

Moria di pesci nell'Adigetto, indaga l’Arpav

Torna l’acqua nell’Adigetto. Dopo mesi di secca, dovuti ai lavori per il dissabbiamento della parte iniziale dello scolo, in corrispondenza dell’opera di presa Bova di Badia, nei giorni scorsi il Consorzio di Bonifica ha reimmesso l’acqua nel corso del fiume, che attraversa anche la città di Rovigo.

Per la Bonifica, l’operazione è stata un successo “nonostante - si legge in una nota, dai toni polemici - tutti gli allarmismi infondati, le velate minacce inoltrate attraverso i social e non solo, le richieste di intervento di zelanti privati alle guardie provinciali del 24 ottobre e del 10 dicembre le quali non hanno potuto far altro che riscontrare l’infondatezza delle criticità segnalate, i lavori sono stati realizzati senza morie della fauna ittica”.

Il Consorzio informa di aver “costantemente monitorato la situazione avvalendosi di esperti veri: i lavori sono stati effettuati nel più breve tempo possibile in un periodo dove il limitato tirante d’acqua non avrebbe creato danni, ma soprattutto ha effettuato un lavoro che viene ripetuto ogni 4-5 anni senza aver mai causato morie e senza aver mai destato tanto clamore. Quest’anno invece è stata data molta evidenza dai soliti tuttologi ai limitati tiranti d’acqua dell’Adigetto, che è un canale irriguo e viene alimentato artificialmente con dispendio notevole di energia elettrica”.

Ogni anno il consorzio sostiene direttamente una spesa di oltre 50mila euro per il ripopolamento ittico perciò - scrivono ancora dalla Bonifica - “è evidente che solo gli stolti possono pensare che il Consorzio volutamente possa creare danni a quella stessa fauna ittica che ha provveduto a far seminare nei corsi d’acqua. Nei casi previsti ed anche in quelli non previsti c’è stata la massima informazione agli enti preposti e la massima collaborazione per evitare danni anche se le norme di salvaguardia ittica non sono applicabili ai canali artificiali”.

“E’ evidente - continua la nota - che nella rete di scolo o irrigua c’è acqua solo in due casi: se piove o se viene pompata dentro. Nei limiti del possibile viene garantito in una parte della rete di scolo ed irrigua comunque, anche se non piove, un limitato tirante d’acqua e vengono aperte le paratoie per permettere al pesce di spostarsi a valle dove maggiore e più costante è la presenza di canali con consistenti livelli idrici. I problemi, quelli veri di moria, si sono invece verificati a seguito di piogge intense ed in questo caso, senza trarre conclusioni affrettate che lasciamo ad altri, si sta cercando con Arpav, Ulss, provincia e comuni di definirne le cause e trovare le soluzioni per evitare il ripetersi di danni ambientali”.

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