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VIGILI DEL FUOCO E POLESINE IN LUTTO

Addio a Giampietro, eroe e uomo vero

Il cordoglio del capo nazionale dei vigili del fuoco, che aveva lavorato con lui a Rovigo per anni

Addio a Giampietro, eroe e uomo vero

Giampietro Pavasini, se ne è andato a 65 anni

Uno dei primi a ricordarlo, quando ha saputo che se n'era andato, è stato l'attuale numero uno dei vigili del fuoco, il capo nazionale Fabio Dattilo che, con lui, aveva lavorato per quattro anni a Rovigo. Ha voluto commemorare la figura di Giampietro Pavasini, 65 anni, di Frassinelle, caporeparto in pensione dei vigili del fuoco, polesano doc, scomparso nella giornata di giovedì 18 aprile.

"Avevo saputo - scrive nel suo toccante messaggio Dattilo - che non stavi bene ma a Natale, quanto ti ho sentito per l’ultima volta, mi avevi rassicurato che tutto era sotto controllo. Ma evidentemente non era così. Il tuo grande cuore, quello che ti ha permesso di stare vicino al personale, all’amministrazione come anche alle persone a te care, ha smesso di battere. Non godremo più della tua ironia, dei tuoi eccessi camerateschi, del tuo altruismo del tuo essere Vigile del Fuoco a tutto tondo e fino in fondo".

"Aver vissuto insieme l’esperienza professionale ed umana della missione Arcobaleno in Albania, aver dormito nella stessa tenda per circa un mese, aver lavorato a Rovigo per 4 anni insieme, ci ha reso quasi fratelli. Bastava uno sguardo per capirci ed avere fiducia l’uno dell’altro. E questo mi mancherà molto. Ciao Gianpietro!".

I funerali si terranno nella mattinata di sabato 20 aprile, alle 10.30, nella chiesa di Santa Maria Assunta di Frassinelle. La notizia ha colpito a fondo i tanti colleghi che volevano bene e ammiravano un vigile del fuoco nato e, soprattutto, una persona speciale. Nato nel 1954, era arrivato a Rovigo il 1° aprile del 1976. Assieme a Dattilo aveva partecipato, appunto, alla missione Arcobaleno, con la quale il Governo italiano dell'epoca cercò di fronteggiare il fenomeno dei primi profughi albanesi, allestendo campi profughi anche nel paese balcanico.

A Rovigo, aveva aiutato all'allestimento prima del distaccamento di Adria, poi era stato il responsabile dell'insediamento di quello di Castelmassa. Lascia una moglie e una figlia che ha lavorato anche lei come discontinuo, nei vigili del fuoco.

Se ne va una figura quasi leggendaria per il corpo dei vigili del fuoco di Rovigo. Per tutti il "Kaimano", era un professionista serio, capace, preparatissimo (è arrivato sino al grado di caporeparto), ma anche una persona che sapeva fare gruppo, sapeva aiutare i giovani a inserirsi, viveva profondamente lo spirito di appartenenza del corpo.

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