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NEONATO ABBANDONATO A ROSOLINA

"Piangeva disperato. L'ho stretto al petto e non l'ho lasciato più"

Il racconto degli angeli che hanno salvato il neonato lasciato nudo al cimitero. Ce la farà. Grazie a loro

"Piangeva disperato. L'ho stretto al petto e non l'ho lasciato più"

Si chiamano Anna Tarabini, Giorgia Cavallaro e Marco Marangon. Sono il medico, l'infermiera e l'autista dell'equipaggio del 118 della Casa di cura di Porto Viro che ha salvato la vita al neonato abbandonato davanti al cimitero di Rosolina nella mattinata di mercoledì 24 aprile. Sono loro, i tre angeli che hanno tramutato una possibile tragedia in una splendida storia, di professionalità, emozione e umanità. Ancora una mezz'ora, infatti, e il piccolo, nato da mezz'ora, si sarebbe spento. Tanto che, il primo allarme lanciato dalla centrale del 118 parlava addirittura di un corpicino privo di vita.

"Siamo partite cariche di paura e tristezza - spiegano Anna e Giorgia, mentre Marco non può essere presente, impegnato in un ennesimo intervento di soccorso - Proprio perché ci avevano detto che il bimbo era morto. Quando siamo arrivate, abbiamo sentito il pianto del piccolo e ci siamo rianimate. Il bimbo era in una borsa rossa, di pelle, abbandonata a lato del cimitero, vicino alla fontanella. Era rosso, piangeva disperato, era ancora sporco della placenta e del meconio. Si vedeva che era stato partorito da pochissimo".

Cercava disperatamente la mamma, che aveva appena fatto in tempo a vedere, della quale forse aveva fatto in tempo solo a percepire l'odore, prima di perderla. "Lo abbiamo tirato fuori dalla borsa e abbiamo fatto i test per capire come stesse. Lo abbiamo pulito e avvolto, riscaldato, perché aveva già le estremità cianotiche". Nonostante la temperatura mite della giornata, non sarebbe potuto sopravvivere comunque a lungo, nudo e all'aperto.

Quello che la piccola vita desiderava, sopra ogni altra cosa, in quel momento disperato, era calore umano, calore di madre. "Lo ho preso in braccio, lui ha sbarrato gli occhi, mi ha guardato, gli ho fatto una carezza sulla guancia, lui ha cercato subito con la bocca il mio dito. Aveva fame. E per tutto il viaggio, ha succhiato il mio dito, mentre me lo tenevo stretto al petto. Non lo ho lasciato più", racconta Giorgia.

Una emozione enorme, anche per chi, ogni giorno, conosce da vicino la vita e la morte. Anna e Giorgia, che pure di esperienza ne hanno, alle spalle, sono emozionate e hanno gli occhi lucidi, mentre raccontano tutte le fasi di una giornata che non dimenticheranno più. "Un intervento di questo tipo - dice Anna - Era il mio incubo". E avrebbe potuto diventarlo davvero. Invece, si è trasformato in una storia che è bellissimo e  commovente raccontare.

Ora, il piccolo è stato chiamato Giorgio, perché è stata proprio Giorgia a sostituirsi a quella mamma che non c'era più. E a ridare, non metaforicamente, ma davvero, la vita, per la seconda volta in neppure un'ora, al piccolo.

Roberta Boldrin

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