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“Parco Maddalena, ora basta: accordo o espropriamo”

Silvia Menon: “Sleghiamo il destino dell’area verde da quello dell’immobile. Sbagliata l’idea di spostare qui gli uffici pubblici”.

“Parco, ora basta: espropriamo”

Slegare il destino del grande parco da quello dell’ex Maddalena. Anche a costo di espropriarlo. E’ la proposta di Silvia Menon per arrivare a riaprire alla cittadinanza quell’ettaro e mezzo verde ormai da sette anni tagliato in due da una rete da cantiere.

“Sono passati sette anni da quando ho organizzato il primo volantinaggio e la raccolta firme per abbattere la rete che divide in due il parco Maddalena - ricorda la Menon - avevano firmato 1.300 cittadini a dimostrazione di quanto era ed è ancora sentita questa battaglia. All’epoca il sindaco era Bruno Piva, in carica da nemmeno un anno”.

“Il parco Maddalena - ricorda - è un luogo per bambini e famiglie rovinato dalle battaglie legali tra l’amministrazione comunale e due imprese di costruzioni proprietarie di metà dell’area. Una situazione incrostata che però ha inizio ancora prima che diventasse sindaco Piva, quando il Comune ha speso tanti soldi pubblici su un terreno ancora privato. Troppa la fretta di inaugurare un’opera prima della scadenza elettorale. Troppa anche la fiducia di poter sistemare le carte a cose fatte”.

La vicenda è poi andata avanti nel tempo: “Negli ultimi anni - ripercorre le tappe la Menon - a complicare ancor di più una situazione già difficile, il bando periferie al quale il sindaco Bergamin ha partecipato nella speranza di restaurare un bene privato con i soldi del ministero per mettere dentro uffici pubblici. Non è una grande idea trasferire gli uffici comunali in un vecchio ospedale dove le stanze hanno soffitti alti e gli androni delle scale sono immensi. I costi di gestione sarebbero elevati. Chi ha bisogno di liberarsi dell’immobile sono proprio i privati, un immobile che nessuno vuole comperare e gravato da ipoteca”.

Quindi la proposta: “Dovremmo slegare il destino del parco alla partita del bando Periferie - rivendica la candidata civica - abbiamo bisogno di un accordo rapido con i costruttori per diventare proprietari unici del parco e riconsegnarlo alla città. Se l’accordo non si trova la pubblica amministrazione ha un arma in più: l’esproprio. Smettiamo di farci ricattare dagli interessi di pochi”.

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