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"La solita arroganza Pd... Gaffeo, i candidati sono sette!"

Silvia Menon sconcertata della proposta della "sfida": "Ci sono due settimane, per i faccia a faccia. Quelle prima del ballottaggio. Un atteggiamento davvero sleale"

"La solita arroganza Pd... Gaffeo, i candidati sono sette!"

"Secondo me il Partito Democratico offende l’autonomia di giudizio degli elettori. La proposta del 'faccia a faccia' di Gaffeo alla Gambardella è la dimostrazione dell’arroganza di un partito che a Rovigo ha perso i valori di un tempo, scollegato dai cambiamenti della società". Lo dice Silvia Menon, stupita, in negativo della "sfida" lanciata da Gaffeo a Menon, di un "faccia a faccia" (LEGGI ARTICOLO).

"Le elezioni sono il 26 maggio - prosegue Menon - Tra 10 giorni sanno i cittadini di Rovigo a scegliere chi andrà al ballottaggio. Invitare la candidata della Lega ad un confronto pubblico a due senza considerare che i candidati sindaco sono 7 (e non 2) vuol dire ergersi su di un piedistallo dimenticandosi che la fiducia dei nostri concittadini va conquistata ogni giorno, che nulla è scontato e che spetta a loro decidere. Solo il 27 maggio sapremo chi sono i 2 candidati che continuano la corsa". 

"Di 'faccia a faccia' fra candidati ne abbiamo già fatti ed altri sono in programma. Per i confronti a due c’è tempo nelle due settimane che separano il primo turno dal ballottaggio. Io non mi permetterei mai di guardare dall’alto al basso i miei avversari politici, che sono 6: Conchi, Saccardin, Venuto, Gambardella, Gaffeo e Maniezzo. Per due di noi la campagna elettorale durerà due settimane di più, ma la decisione spetta ai rodigini e non alla segreteria del Partito Democratico o all’entourage di Gaffeo". 

"Un avversario leale non si comporta in questo modo, il Pd sta facendo emergere l’arroganza tipica di una sinistra radical chic che a Rovigo questa volta è unita dal timore dell’esclusione. I signori delle tessere si sfidano nelle retrovie quando fino ad un mese fa si accusavano l’un l’altro delle peggiori nefandezze. Ora si nascondono dietro ad un professore universitario candidato sindaco, ma basta scorrere le liste per rendersi conto di chi tiene in mano il timone: Romeo, Azzalin, Federico Saccardin, Chendi, Masin (quello che si è rifiutato di dimettersi quando c’era da mandare a casa Bergamin). Sono tutti candidati al consiglio comunale. In campagna elettorale il candidato sindaco è un buon paravento ma poi in consiglio senza i loro voti non si muoverà una foglia". 


Questa è il centro sinistra unito a Rovigo, dietro «Bella ciao», un’arroganza che nasconde debolezza. 

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