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Verso il voto

Menon a Gaffeo: "Pd arrogante e unito dalla paura di restar fuori"

La candidata sindaco delle tre civiche replica a Gaffeo che aveva invitato la sola Gambardella a un confronto elettorale: "Hanno paura".

"Boara ha orgoglio e chiede attenzione"

Silvia Menon

"Secondo me il Partito Democratico offende l’autonomia di giudizio degli elettori: la proposta del 'faccia a faccia' di Gaffeo alla Gambardella è la dimostrazione dell’arroganza di un partito che a Rovigo ha perso i valori di un tempo, scollegato dai cambiamenti della società". Parole e musica di Silvia Menon, candidata sindaco delle tre civiche Menon sindaco, Siamo Rovigo e Rovigo Più.

"Tra dieci giorni sanno i cittadini di Rovigo a scegliere chi andrà al ballottaggio - sottolinea Menon - invitare la candidata della Lega ad un confronto pubblico a due senza considerare che i candidati sindaco sono sette vuol dire ergersi su di un piedistallo dimenticandosi che la fiducia dei nostri concittadini va conquistata ogni giorno, che nulla è scontato e che spetta a loro decidere. Solo il 27 maggio sapremo chi sono i due candidati che continueranno la corsa".

"Per i confronti a due c’è tempo nelle due settimane che separano il primo turno dal ballottaggio - prosegue la candidata delle tre liste civiche - io non mi permetterei mai di guardare dall’alto al basso i miei avversari politici, che sono sei: Conchi, Saccardin, Venuto, Gambardella, Gaffeo e Maniezzo. Per due di noi la campagna elettorale durerà due settimane di più, ma la decisione spetta ai rodigini e non alla segreteria del Partito Democratico o all’entourage di Gaffeo".

"Un avversario leale non si comporta in questo modo, il Pd sta facendo emergere l'arroganza tipica di una sinistra radical chic che a Rovigo questa volta è unita dal timore dell'esclusione - conclude Menon - ora si nascondono dietro ad un professore universitario candidato sindaco, ma basta scorrere le liste per rendersi conto di chi tiene in mano il timone: Romeo, Azzalin, Federico Saccardin, Chendi, Masin, quest'ultimo che si è rifiutato di dimettersi quando c’era da mandare a casa Bergamin. Sono tutti candidati al consiglio comunale. In campagna elettorale il candidato sindaco è un buon paravento ma poi in consiglio senza i loro voti non si muoverà una foglia. Questa è il centrosinistra unito a Rovigo, dietro 'Bella ciao', un'arroganza che nasconde debolezza".

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