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Arriva l’acqua della pedemontana

Investimenti record da parte di Acquevenete per evitare future crisi idriche. Interventi per oltre 12 milioni di euro. Sorvegliata speciale la centrale di Boara Polesine.

Arriva l’acqua della pedemontana

A sei mesi dall’emergenza idrica che, a fine dell’ottobre scorso , causò l’interruzione dell’erogazione per 75mila utenze di nove comuni polesani, Acquevenete fa il punto sugli interventi già realizzati e sui consistenti investimenti messi in programma per il potenziamento delle centrali sul fiume Adige.

Complessivamente, si tratta di nuove opere per un valore che supera i 12 milioni di euro, alcune delle quali già avviate, in parte sostenute dalla Regione Veneto nell’ambito della gestione emergenziale che ha visto la nomina del governatore del Veneto Luca Zaia a commissario delegato ai primi interventi urgenti di Protezione civile.

Vero nodo dell’emergenza idrica dello scorso ottobre, la centrale di Boara Polesine è al centro di una serie di cantieri per potenziarla e renderla idonea anche a sostenere emergenze di carattere eccezionale, come l’ondata di maltempo di fine 2018.

Alcuni interventi di recente ultimazione sono quelli relativi al rifacimento dell’impianto di rilancio in rete e al ripristino del serbatoio pensile presso la centrale, per un importo complessivo di 800mila euro.

Per un altro milione e mezzo di euro, è attualmente in corso di appalto l’adeguamento dei decantatori, con l’obiettivo di aumentare la ridondanza di trattamento dell’impianto. Ammonta invece a 5,5 milioni di euro il progetto per il potenziamento della centrale di Boara Polesine, già approvato dall’Ato Polesine e completato nella progettazione preliminare.

Con questo intervento si andranno a realizzare nuovi comparti di processo (chiariflocculazione e filtrazione a sabbia), per garantire la potenzialità necessaria alla dismissione della centrale di Occhiobello e per creare una filiera parallela di processo.

Parallelamente, procedono gli interventi di Acquevenete sulle fonti di approvvigionamento, con due obiettivi principali: rifornire per quanto più possibile il Polesine con acqua pedemontana, proveniente dalle fonti di Carmignano di Brenta secondo quanto previsto dal Modello strutturale degli acquedotti del Veneto e potenziare nel contempo le centrali sull’Adige.

Il fiume Adige infatti sarà ancora strategico nei prossimi decenni e sarà anch’esso chiamato gradualmente anche a rimpiazzare l’approvvigionamento di acqua dal Po, che è ben più esposto al rischio di inquinanti emergenti (come il recente caso del cC6o4 ha dimostrato).

Per lavori di potenziamento della centrale di Cavarzere, necessari a ricevere la fornitura di acqua pedemontana attraverso il Mosav, sono già stati stanziati 380mila euro: il progetto esecutivo è già pronto e l’intervento è ora in conferenza di servizi pregara.

Inoltre, sono stati già finanziati lavori per 680mila euro per l’adeguamento delle opere di presa delle centrali di Badia e di Cavarzere: anche questo intervento è già stato aggiudicato.

E’ già in esecuzione anche un intervento di escavazione dell’alveo del fiume Adige in corrispondenza della centrale di Badia, per circa 200mila euro.

Tre ulteriori interventi riguarderanno le tre centrali sul lato padovano del fiume Adige: complessivamente 3,2 milioni di euro saranno investiti per le centrali di Piacenza d’Adige, Vescovana e Anguillara Veneta.

Ogni anno, Acquevenete eroga un totale di 60 milioni di metri cubi di acqua. Di questi, ben 25 milioni di metri cubi vengono prelevati dal fiume Adige, tramite sei centrali di potabilizzazione (Badia Polesine, Boara Polesine, Cavarzere, Anguillara, Piacenza d’Adige, Vescovana). Altri 12,5 milioni di metri cubi vengono prodotti dalle sei centrali sul fiume Po, tre delle quali prelevano acqua da pozzi (Occhiobello, Castelnovo Bariano e Polesella) e tre acqua superficiale (Canalnovo, Corbola e Ponte Molo). Undici milioni di metri cubi di acqua vengono prodotti dal campo pozzi a Carmignano di Brenta (in comproprietà tra Acquevenete ed Etra), mentre altri 10 milioni di metri cubi sono acquistati da altri gestori e 1,5 milioni arrivano da pozzi sui Colli Euganei e Berici.

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