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AMBIENTE E INQUINAMENTO

Pfas, ufficiale, contaminato anche il Po. Le carte in Procura

La Regione trasmette le carte a Rovigo

"4 chili al giorno di Pfas nel Po"

Le analisi di Arpav hanno fornito la peggiore delle conferme

La Regione, tramite il Direttore dell’area tutela e sviluppo del territorio Nicola Dell’Acqua, ha chiesto all’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto (Arpav) di inviare al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rovigo una relazione in merito alla presenza del composto perfluoroalchilico cC6O4 rilevata nelle acque del fiume Po negli ultimi mesi.  Ne dà notizia la nota stampa della Regione del Veneto.

“Dopo i dati registrati a marzo – spiega Dell’Acqua, che riveste anche il ruolo di Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da Pfas delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova – Arpav ci ha tenuti costantemente informati sui rilievi della presenza di cC6O4 nel Po. Ricevuta l’ultima relazione di monitoraggio, ho chiesto di fare una segnalazione in Procura, evidenziando che la sostanza non deriva dalle industrie che producono questi composti presenti nel territorio regionale del Veneto. E Arpav ha provveduto a consegnare la relazione”. 
 
La nota fa seguito ad una prima segnalazione, inviata successivamente ai primi rilievi che avevano destato allarme (LEGGI ARTICOLO), e ripercorre le tappe della storia della presenza del composto, considerato Pfas di nuova generazione, nel territorio della Regione Veneto ed evidenzia come, lo scorso 4 marzo, un campionamento effettuato in provincia di Rovigo abbia rilevato la presenza del composto in concentrazione stimata di 65 nanogrammi per litro
 
“La nostra preoccupazione – sottolinea ancora Dell’Acqua - è capire quali siano le fonti di inquinamento.  Le indagini svolte escludono che la presenza di cC6O4 nel fiume Po possa essere attribuita a fonti presenti in provincia di Rovigo, come pure è escluso un collegamento idraulico o idrogeologico con il sito produttivo dell’ex-Miteni di Trissino". Si tratterebbe, quindi, di un inquinamento proveniente da fuori provincia e del quale appare assolutamente prioritario individuare la provenienza.
 
"Le attività di monitoraggio attivate sul fiume Po - prosegue la nota - hanno evidenziato la presenza di cC6O4 in concentrazione rilevabile per la maggior parte dei campionamenti effettuati, ma va detto che, altresì, attualmente non esistono limiti ambientali per il cC6O4".
 
“Vorrei ricordare – conclude Dell’Acqua - che, in seguito ai dati rilevati a marzo, la Regione ha avviato controlli specifici relativi alla presenza di cC6O4 e, attraverso il gestore Veneto Acque, ha posto dei filtri nelle acque del Po (LEGGI ARTICOLO). Questo a garanzia della salute di tutti i cittadini, dal momento che ancora non si conoscono le caratteristiche né gli effetti sulla salute di queste nuove sostanze. E che a livello nazionale, a differenza di quanto fatto dalla Regione del Veneto, non sono stati ancora posti limiti ambientali”. 

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