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GUARDIA DI FINANZA

Un anno in trincea, contro evasione e criminalità

La festa delle Fiamme Gialle, che festeggiano i 245 anni

25/06/2019 - 12:38

Nella mattinata di martedì 25 giugno, al comando del Nucleo di polizia tributaria di Borsea della Guardia di finanza, si è tenuta la festa del Corpo, con la celebrazione per il 245esimo anniversario dalla fondazione. E' stato il momento per riepilogare i principali risultati conseguiti in un anno di servizio, a tutela della comunità (LEGGI ARTICOLO), ma anche per lanciare l'allarme su determinati fenomeni che, a livello sociale, destano preoccupazione, come la percentuale del 94,5% di falsi nelle autocertificazioni finalizzate all'esenzione dal ticket (LEGGI ARTICOLO).

Infine, è stata la sede per premiare i finanzieri che maggiormente si sono distinti, in servizio, nei 12 mesi appena passati (LEGGI ARTICOLO). Grande l'orgoglio del colonnello Dario Guarino, comandante provinciale del corpo, nell'illustrare i risultati conseguiti dai suoi uomini, e profonda la commozione con la quale è stata scandita la preghiera del finanziere.

"Signore Dio, che hai voluto distinta in molti popoli la famiglia umana, da Te creata e redenta, guarda benigno a noi, che serviamo in armi l'Italia. Aiutaci, o Signore, affinché, forti della fede in Te, affrontiamo fatiche e pericoli in generosa fraternità di intenti, offrendo alla Patria la nostra pronta obbedienza e il nostro sereno sacrificio. Fa' che sentiamo ogni giorno, nella voce del dovere che ci guida, l'eco della Tua voce: fa' che le Fiamme Gialle d'Italia siano d'esempio a tutti i cittadini nella fedeltà ai Tuoi comandamenti e alla Tua Chiesa, nell’osservanza delle patrie leggi e nella consapevole disciplina verso l'autorità costituita. Accogli nella Tua pace i Caduti di tutte le guerre e dona il premio a coloro che hanno speso la vita nell’adempimento del dovere. E concedi a noi e alle nostre famiglie la Tua benedizione, la protezione di Maria Santissima e del nostro Patrono San Matteo. Amen".

A scandire piacevolmente gli stacchi tra una fase e l'altra della premiazione, gli studenti del conservatorio cittadino. Non è mancato un riepilogo delle principali operazioni di servizio della Finanza nell'ultimo anno. Di seguito, la descrizione che ne ha fatto il comando provinciale.

Evasione fiscale internazionale. Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Rovigo, nell’ambito dell’operazione “Vortex”, ha individuato un sodalizio criminoso dedito all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, operante nel settore dei metalli ferrosi.

Le  indagini sono durate oltre tre anni e hanno consentito agli investigatori di ricostruire, per gli anni dal 2010 al 2015, l’entità del giro fittizio di false fatturazioni ammontante a circa trenta milioni di euro impiegate per abbattere l’utile fiscale e per ottenere finanziamenti non spettanti dagli istituti di credito.

Il Reparto, coordinato dalla locale Procura della Repubblica, ha eseguito anche tre misure cautelari personali nonché sequestri di beni immobili e mobili per un valore di € 1.717.854 euro nei confronti di un gruppo di soggetti che ha organizzato l’imponente frode al fisco.

Quindici i soggetti indagati, per la maggior parte originari del veneto, molti dei quali con precedenti specifici, mentre ventitré sono le società coinvolte di cui 11 nazionali (ubicate nelle province di Rovigo, Padova e Vicenza) e 12 in territorio estero (tre in Croazia, due in Germania, una in Slovenia e una in Slovacchia, due in RPC, una in Svizzera, una negli EAU ed una in Tunisia).

L’attività investigativa ha condotto ai seguenti risultati: in ambito penale, all’esecuzione di nr. 3 ordinanze di custodia cautelare, al sequestro di beni per un valore per equivalente di € 2.432.854,00, alla denunzia di 13 soggetti, a vario titolo, per frode fiscale, riciclaggio, ricorso abusivo al credito e bancarotta fraudolenta; in ambito fiscale, alla constatazione di costi indeducibili per € 15.765.027,78, di ricavi non dichiarati per € 326.833,00, di FOI annotate per circa 30 milioni di euro ed emesse per circa 20 milioni di euro; in ambito tutela delle uscite, alla segnalazione per truffa aggravata per € 1.060.000,00 di nr. 3 persone fisiche, per tali condotte già rinviate a giudizio.

Società cartiere o fantasma utilizzate per frodi carosello. Tra le operazioni più importanti si segnala quella del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Rovigo, che ha concluso complesse indagini di p.g. nei confronti di una società operante nel settore del commercio di autoveicoli. Dall’attività eseguita è stato rilevato che fornitori della società verificata hanno acquistato autoveicoli in sospensione d’imposta emettendo false dichiarazioni d’intento nei confronti del proprio cedente.

I minuziosi accertamenti, eseguiti anche con l’ausilio di altri reparti del Corpo attraverso numerosi controlli incrociati ed acquisizioni documentali ed approfondite indagini di p.g., hanno fatto emergere come tali dichiarazioni d’intento fossero “false” poiché i soggetti in questione non erano in possesso dei requisiti specifici per essere qualificati quali esportatori abituali e che gli acquisti effettuati, senza il pagamento dell’imposta, non erano stati inseriti nella dichiarazione IVA dell’anno di riferimento.

Dalla ricostruzione delle transazioni commerciali è stato inoltre rilevato che la verificata ha ricoperto il ruolo di società “filtro” in una vasta ed articolata frode carosello IVA ai danni dell’Erario per cui le fatture relative ai rapporti commerciali intercorsi con i suoi fornitori ed i clienti finali sono state considerate riconducibili ad operazioni soggettivamente ed oggettivamente inesistenti. L’attività si è conclusa con la denunzia di 8 soggetti per reati di cui artt. 8 e 2 D.lgs. 74/2000 e la constatazione di IVA dovuta per € 5.920.319, FOI emesse per € 19.105.739 e FOI annotate per € 10.636.856.  

Di rilievo anche l’operazione del suddetto Nucleo di Polizia Economico Finanziaria che, nell’ambito dell’Operazione Fuoco d’oriente, sta ultimando una serie di interventi di natura fiscale nei confronti di soggetti coinvolti in un sistema di frode dedito all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

L’attività trae origine dall’approfondimento di una segnalazione per operazioni sospette nei confronti di una S.r.l. operante nella provincia rodigina, facente capo a soggetti di origine cinese ed esercente l’attività di commercio al dettaglio di confezioni per adulti. La segnalazione evidenziava numerosi versamenti di denaro contante effettuati su un conto corrente della società la cui provvista veniva poi dirottata a favore di vari beneficiari, anch'essi di origine cinese. La complessa ed articolata attività di p.g. - esperita nel contesto di riferimento anche con poteri di p.v. e p.t. - ha consentito di rilevare l'esistenza di un articolato sistema di frode dedito all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti realizzato dai citati soggetti, risultati essere intestatari di imprese individuali.

Dietro il paravento di operazioni commerciali apparentemente lecite nel settore della commercializzazione di capi d’abbigliamento (e non solo) tra imprese sedenti nel territorio nazionale che di fatto non hanno mai dichiarato e/o versato le imposte dovute all’Erario, sono stati utilizzati canali bancari nazionali ed internazionali per “lavare” i proventi illeciti derivante dall’evasione di imposta. 

L’attività d’indagine esperita ha permesso infatti di disvelare il duplice scopo perseguito dai soggetti coinvolti ovverosia, da un lato, l’impresa acquirente attenzionata, aggirando la normativa tributaria, ha ottenuto l’abbattimento dei ricavi d’esercizio mediante costi fittizi oltre che l’indebita detrazione dell’Iva, dall’altro le imprese coinvolte hanno potuto veicolare verso il paese d’origine le ingenti somme derivanti dalla fittizia commercializzazione di merce, realizzata attraverso le false fatturazioni certificate dalle imprese c.d. "cartiere".

All’esito dell’attività sono stati denunciati all'autorità giudiziaria: n. 7 soggetti per violazione dell'art. 2 del D.Lgs. 74/2000 (FOI utilizzate €. 4.449.905,00 cui corrisponde Iva indetraibile per €. 956.493,00); n. 5 soggetti per violazione dell'art. 8 del D.Lgs. 74/2000 (FOI Emesse €. 5.143.098,00 cui corrisponde Iva dovuta per €. 1.107.534,00); n. 1 soggetto per violazione dell’art. 8 D.lgs. 74/2000 (condotta autonoma e distinta) e dell'art. 648-bis del c.p. (riciclaggio) per aver illecitamente trasferito somme di denaro, provento di evasione fiscale, verso Paesi asiatici, per un valore di €. 2.462.828,08. Inoltre, é stato richiesto il sequestro preventivo anche per equivalente ex art. 321 cp e 12 bis. D.lgs. 74/2000, per un importo di € 4.794.085,00. Tutti i soggetti coinvolti sono stati altresì segnalati ai reparti competenti per territorio.

Lo scorso mese di maggio è stata conclusa una delle quattro verifiche nei confronti di uno dei soggetti coinvolti con il conseguimento dei suddetti risultati:

La Tenenza di Adria, nell’ambito dell’operazione “Ghostcar”, ha individuato un sodalizio criminale dedito alla commissione di una pluralità di reati fiscali ex art. 2 e 8 del D.Lgs. 74/2000. In tale ambito, lo scorso aprile il reparto ha eseguito 3 ordinanze di misure cautelari degli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti imprenditori che avevano costituito una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale.

La Magistratura, oltre ad averne disposto le misure restrittive, ha anche disposto il sequestro preventivo di 80.000 € frutto del reato di autoriciclaggio dei proventi derivanti dalla evasione fiscale.

Le indagini, avviate nel 2018, che avevano già portato a denunziare 11 persone e a sequestrare nello scorso mese di luglio 467.000€ depositati su c/c bancari per associazione a delinquere finalizzata all’emissione e all’utilizzo di fatture false di cui agli artt. 2, 8 del D.lgs. 74/2000 e 416 C.P., sono state particolarmente difficili in quanto il gruppo di malviventi aveva nel tempo costituito un complesso sistema di società fittizie operanti nel settore della commercializzazione di autovetture e bevande, utilizzate come “filtri” per immettere nel mercato beni a prezzi del tutto fuori mercato. Infatti, attraverso un complicato sistema di scatole societarie, sulle vendite realizzate di fatto non veniva applicata l’IVA. 

Il sistema in pratica consisteva nel ricorrere a società cartiere (cd. missing traders) e società filtro (cd. buffer), intestate a teste di legno, sui quali far ricadere la pretesa erariale e le responsabilità derivanti dall’evasione d’imposta, che subito dopo venivano liquidate.

Venivano così creati  diversi schermi societari la cui unica funzione era quella di rendere difficoltosa la ricostruzione della filiera e quindi ostacolare i controlli tributari. La gestione degli “affari” del sodalizio avveniva presso un’anonima sede non dichiarata al fisco, che però non è sfuggita alle indagini dei militari di Adria .

Le indagini, che hanno consentito di ricostruire un giro di fatture false per circa 20 milioni di euro, sono state condotte anche attraverso la disamina delle movimentazioni finanziarie  della compagine criminale e delle società ad essa collegata. In tal modo è stato possibile ricostruire diverse operazioni finanziarie con paesi comunitari il cui unico scopo era il riciclaggio dei proventi illeciti generati dall’evasione perpetrata. Con tale metodologia i capi dell’organizzazione arrestati lo scorso aprile, in modo apparentemente legale, facevano uscire capitali dai conti correnti societari eliminando traccia della provenienza delittuosa degli stessi, spartendosene i proventi illeciti.

Attraverso detto sistema illecito l’organizzazione criminale non solo  arrecava  un danno all’ erario e quindi alla collettività, ma  praticava anche una sleale concorrenza nei confronti degli altri operatori commerciali.

Nel corso delle indagini di carattere penale, sono state denunciate 12 persone per concorso ex art. 110 nei reati di cui agli artt. 2 e 8 del D. Lgs 74/2000. Per 7 delle quali si procede anche per il reato di associazione per delinquere ex art. 416 c.p. finalizzata alla commissione degli stessi reati.

E’ stato altresì eseguito decreto di sequestro per equivalente - ex art. 321 c.p.p. – fino a concorrenza dell’importo di €436.856,24, attinente.

Economia sommersa. Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Rovigo, nell’ambito di un’attività d’indagine nel settore del sommerso da lavoro, ha eseguito un arresto in flagranza di un soggetto di 42 anni di origine campana per reati di estorsione, caporalato ed indebito uso di carte di pagamento.

Il soggetto arrestato è socio nonché dipendente di una società a responsabilità limitata, con sede in Campania ma operante nella provincia rodigina nel settore del subappalto di lavori di cantieristica navale il quale, cosi come hanno consentito di mettere in rilievo i primi accertamenti condotti con la collaborazione di funzionari del locale Ispettorato del lavoro, ha perpetrato nel tempo, gravi reiterate condotte di sfruttamento di un lavoratore tramite minacce ed intimidazioni, corresponsione di stipendi irrisori, impiego oltre l’orario di lavoro previsto ed in giorni di ferie ed assegnazione di lavori forzati senza le prescritte misure di sicurezza sul lavoro.

Il lavoratore è stato anche costretto ad intestarsi due postepay evolution ove in una veniva corrisposta la paga mensile in misura nettamente inferiore, mentre nell’altra, trattenuta, dietro minaccia di licenziamento, confluiva la restante parte della retribuzione che veniva sistematicamente prelevata dall’arrestato.

A seguito di mirati appostamenti, l’indagato è stato fermato, dopo aver prelevato, da uno sportello delle poste di Rosolina, con una carta prepagata intestata al dipendente, una quota pari a 600 euro corrispondente a circa la metà della sua retribuzione.
Nell’immediatezza è scattata la perquisizione dell’estorsore nonché di altro soggetto che lo accompagnava, a seguito della quale venivano rinvenute altre quattro carte di prelevamento nonché ulteriori 420 euro, e si procedeva ad eseguire l’accesso, con personale dell’Ispettorato del Lavoro di Rovigo, presso il cantiere ove la ditta riconducibile all’arrestato operava in sub appalto, ove veniva rilevata la presenza di un pregiudicato clandestino intento a lavorare.

Le indagini, ancora in corso, sono frutto delle attività che la Guardia di Finanza conduce a presidio delle attività economiche del territorio al fine di contrastare quelle fenomenologie illecite che destano particolare allarme sociale quali l’impiego di lavoratori in condizioni di sfruttamento ed inosservanza delle più elementari regole a tutela della disciplina del lavoro ovvero l’utilizzo di manodopera in nero o irregolare.  

La Tenenza di Occhiobello ha eseguito un’importante operazione contro il lavoro nero e l’immigrazione clandestina in collaborazione di funzionari della Direzione Provinciale del Lavoro e dei Vigili del Fuoco di Rovigo. Sono state controllate due aziende gestite da cinesi, al cui interno hanno trovato undici lavoratori intenti a produrre capi di abbigliamento per conto di aziende italiane.

All’atto dell’accesso cinque di loro, di cui quattro donne, risultati in seguito clandestini, hanno tentato invano di darsi alla fuga nelle campagne circostanti ma sono stati subito rintracciati, mentre altri quattro lavoratori in regola con il permesso di soggiorno sono risultati essere in nero. Dopo le procedure di identificazione la Questura di Rovigo ha disposto l’espulsione   con accompagnamento al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Roma per quattro dei cinque risultati essere irregolari nel territorio italiano. 

Nel complesso, poiché su 11 operai intenti al lavoro, ben 9 sono risultati essere in nero si è proceduto alla emanazione immediata dell’ordine di sospensione dell’attività lavorativa.

Contrasto alla criminalità organizzata ed economico - finanziaria. La Tenenza di Loreo, in esecuzione di un decreto emesso dalla Sezione Distrettuale delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Venezia, ha confiscato due appartamenti del valore di circa mezzo milione di €, nei confronti di un pluripregiudicato di origine campane ma da anni residente a Chioggia, reo di aver utilizzato per l’acquisto di tali immobili proventi frutto di attività delittuose.

Infatti l’indagato, attualmente in stato di detenzione domiciliare per bancarotta fraudolenta, ha sempre mantenuto una condotta di vita connotata dalla commissione di numerosi reati, quali truffa, bancarotta, associazione per delinquere e reati tributari, per i quali era stato sottoposto più volte a stati di detenzione, già a partire dai primi anni 90.

Gli accertamenti compiuti hanno, quindi, consentito di riscontrare, oltre alla condotta criminale particolarmente intensa, anche un rapporto di sproporzione tra i modesti redditi dichiarati dall’interessato e del proprio nucleo familiare rispetto al patrimonio immobiliare a questi riconducibile. All’atto della esecuzione del provvedimento i beni sono stati affidati ad un amministratore giudiziario nominato dalla stessa A.G.  

La Tenenza di Occhiobello, coordinata dal Gruppo di Rovigo, nell’ambito dell’operazione China Express, ha dato esecuzione, su disposizione del Tribunale di Venezia, a un sequestro con contestuale confisca di beni immobili per un valore di quasi 300.000 euro nei confronti di un soggetto di etnia cinese, fiscalmente pericoloso, in quanto ritenuto responsabile di plurimi reati fiscali commessi con ditte individuali e società a lui stesso riconducibili ed operanti nel settore dell’abbigliamento.

Dopo una certosina attività di indagine svolta dal reparto dipendente, è stato ricostruito il complesso sistema societario inserito in un’unica rete composta da più aziende che nel tempo si erano succedute e intestate a familiari o prestanome, ma tutte riconducibili al medesimo imprenditore che con questo sistema, nell’arco di 4 anni aveva omesso di dichiarare ricavi per circa 4.500.000 € senza mai versare imposte. Condotta contraddistinta dalla commissione di vari reati fiscali, dall’omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi, alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

La misura ablatoria ha consentito di sottrarre al soggetto, con la finalità di far confluire nel patrimonio dello Stato, un intero immobile ubicato in Occhiobello che quindi verrà sottoposto a confisca. Con lo stesso provvedimento l’Autorità Giudiziaria ha nominato un amministratore giudiziario.

 Sicurezza dei prodotti alimentari. La Compagnia di Rovigo ha sequestrato oltre 7 tonnellate di prodotti alimentari conservati in violazione della normativa vigente sulla tracciabilità e l’etichettatura dei prodotti e all’interno di locali in critiche condizioni igienico sanitarie. E’ stato denunciato un imprenditore cinese per violazione della normativa in materia di Sicurezza sul lavoro.

Nel corso dell’intervento venivano rilevate situazioni critiche sotto il profilo della rispondenza ai requisiti igienici degli ambienti oltre che relative  alla conservazione degli alimenti, tali da richiedere l’intervento del personale sanitario della Ulss5 Polesana del Dipartimento di Igiene Alimenti e Nutrizione, del Dipartimento Veterinario e del Servizio di Prevenzione Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro.

Il prodotto sequestrato, allo stato sfuso, era costituito da carne, pesce e pasta, non correttamente conservati (in gran parte si tratta di prodotti surgelati) in quanto  privi delle previste informazioni che ne consentono la tracciabilità, stipati all’interno del magazzino e di celle frigorifere in critiche condizioni igienico-sanitarie, nonché 1.032 confezioni di alimenti  (fra cui riso, cereali, condimenti a base di soia e pomodoro, bevande a base di latte in polvere cinese, oltre a prodotti refrigerati o congelati a base di carne -tra cui ali di pollo e zampe di gallina- provenienti dall'estremo Oriente) per mancanza delle etichettature ovvero con etichettatura irregolare secondo i dettami della Legge nazionale e di quella comunitaria. 

La Tenenza di Lendinara ha eseguito un sequestro di circa 2000 confezioni di prodotti alimentari, pari a circa 400 kg, nei confronti di un supermarket di prodotti alimentari gestito da un cinese

Nel complesso sono state sottoposte a sequestro circa 2000 confezioni di prodotti alimentari per un peso di circa 400 kg, e sono state irrogate sanzioni amministrative che oscillano da 4.000 a 36.000 € per violazioni plurime della L. 231/2017 e del Regolamento UE n. 1169/2011.  Dei fatti è stato interessato l’Ispettorato centrale della Qualità e repressioni frodi alimentari.

 

 

 

 

 

 

 

 

CONTROLLO DEL TERRITORIO
 

 

6.     CONTRASTO AI TRAFFICI ILLECITI DI SOSTANZE STUPEFACENTI

 

La Tenenza di Occhiobello, con il supporto degli altri Reparti dipendenti da questo Comando Provinciale, al termine di una complessa attività info-investigativa, ha  individuato una società di capitali operante nella vendita on-line di infiorescenze di canapa cd “Light”.

I preliminari accertamenti tecnici effettuati anche mediante l’analisi di n. 1 campione regolarmente acquisito nei circuiti ufficiali, hanno consentito di accertare che la società oggetto di indagini commercializzava prodotti con tenore di THC pari a circa lo 0,66%, e quindi di gran lunga superiore alla soglia limite, pari allo 0,2%, prevista dalla L. 242/2016, qualificando i prodotti commercializzati quali sostanze stupefacenti.

Pertanto, la locale A.G., a seguito delle indagini svolte, e giusti i nuovi orientamenti della Corte di Cassazione, disponeva perquisizioni della sede operativa della società, della sede legale e delle residenze degli indagati a seguito delle quali si procedeva al sequestro di prodotti a base di infiorescenze di canapa sativa L. di cui al precedente punto e) marchiati a nome della società e pronti per essere commercializzati.

Nel complesso sono stati  sequestrati  circa 2 kg di cannabis, barattoli ed etichette, oltre a documentazione di varia natura da sottoporre a ulteriore esame. Tutti i prodotti verranno sottoposti ad analisi.

La particolare e subdola condotta posta in essere dagli amministratori della società, denunciati per traffico di sostanze stupefacenti ai sensi dell’art. 73 DPR 309/90, consisteva nel dichiarare in etichetta un valore legale del tenore di THC, >02%, che pertanto non avrebbe costituito alcun illecito. Parimenti va segnalato che nei loro confronti, per gli stessi motivi, si procede anche per il reato di “Frode in commercio” ai sensi dell’art. 515 c.p., poiché nella etichetta che accompagnava i prodotti venduti veniva dichiarato un valore del CBD, componente legale aromatica che da pregio al prodotto, pari al 13% e che invece è risultato essere pari al 5%, determinando pertanto una qualità inferiore del prodotto in vendita.

L’attività di servizio, anche alla luce della recente Sentenza della Cassazione a Sezioni Unite del 31 maggio scorso in materia di vendita e commercializzazione della cd “cannabis light”, si inquadra nella lotta al traffico di sostanze stupefacenti mascherate dalla vendita di prodotti apparentemente legali, e quindi innocui, e che invece, in barba a qualunque forma di controllo e di analisi chimica, risultano oltre che illegali, nocivi per la salute.

 

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