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PAPOZZE

"Non paga". Vogliono dimettere una malata di 89 anni. Stop del sindaco

Anziana, colpita da Alzheimer e non autosufficiente, la casa di riposo vuole cacciarla perché “morosa”

"Non paga". Vogliono dimettere una malata di 89 anni. Stop del sindaco

Foto di repertorio

“Si chiede cortesemente di non procedere alle dimissioni della paziente fin tanto che non verrà definita la vertenza presso il Tribunale di Rovigo, viste le condizioni di salute della signora, come dichiarato dalla figlia e dal legale del difensore”.

E’ con questa nota, inviata ieri dal sindaco di Papozze Pierluigi Mosca al presidente dell’Opera Pia “Bottoni” di Papozze, che viene messo un punto fermo, in termini di buonsenso, a una vicenda che avrebbe portato addirittura la casa di riposo ad annunciare le dimissioni coatte, per lunedì 12 agosto, di una paziente 89enne, affetta da Alzheimer e quindi non autosufficiente.

Secondo la tesi della famiglia, le motivazioni starebbero nel fatto che la struttura, tramite il direttore Mauro Badiale, lamenta una situazione di morosità. Come spiegato in un incontro dello scorso 24 giugno. Venerdì scorso, poi, la figlia della degente sarebbe stata contattata telefonicamente dalla casa di riposo e le sarebbe stato anticipato il contenuto di una raccomandata spedita il 7 agosto: lunedì 12 la struttura ha intenzione di procedere alle dimissioni volontarie dell’anziana.

Quest’ultima, sempre secondo questa ricostruzione, risulta ricoverata dal 2015. Al momento dell’ingresso, a luglio di quell’anno, la figlia avrebbe sottoscritto un impegno a fare fronte alle rette della madre. In seguito, però, grazie anche alla attività di numerosi comitati che seguono la vicenda, avrebbe scoperto come la retta di degenza della madre dovrebbe, a norma di legge, essere coperta dal Servizio sanitario nazionale. Da qui la comunicazione alla struttura, di cessazione del pagamento della retta. Con conseguente decreto ingiuntivo della casa di riposo, opposto dalla famiglia, e radicamento di una causa civile in Tribunale a Rovigo.

Alla comunicazione delle prossime dimissioni è seguita la diffida del legale della famiglia, l’avvocato Carlo Barotti di Rovigo, specializzato in queste tematiche, a carico della struttura, comunicata poi, per conoscenza, anche alla Prefettura, al sindaco e alla Regione del Veneto. La diffida è stata accompagnata dalla denuncia, depositata di fronte ai carabinieri, per abbandono di incapace e interruzione di pubblico servizio.

A stoppare ogni ipotesi di dimissione, è quindi intervenuto il sindaco, che chiede di bloccare ogni decisione in questo senso sino alla sentenza di primo grado del Tribunale. Inoltre, il primo cittadino ha spiegato di non avere mai avallato la decisione della casa di riposto relativa alle dimissioni.

“Siamo a conoscenza da anni del caso di Papozze - spiega Vanni Destro, del comitato Articolo 32 - la signora 89enne che la struttura per anziani vorrebbe dimettere a forza pur se affetta da una forma di alzheimer riconducibile a patologie prettamente sanitarie, e siamo assolutamente convinti che la figlia della signora abbia fatto la scelta giusta, anche se estrema, denunciando la cosa ai carabinieri allo scopo di riportare la legalità in ottemperanza all articolo 32 della Costituzione. Del resto, possiamo assicurare che casi analoghi sono davvero tanti, troppi”.

“La Regione Veneto - prosegue la nota - non sta garantendo a tutti gli aventi diritto la copertura economica della quota sanitaria della retta dovuta alle case di riposo, motivo per cui vengono imposte rette dal costo insostenibile, con cifre che arrivano a superare i 2500 euro mensili”.

“In questi anni è stato davvero imbarazzante constatare come le strutture di ricovero per anziani nella nostra provincia e in Veneto, invece di rivendicare in Regione la carenza di risorse determinata dai mancati trasferimenti economici dovuti per effetto della legislazione nazionale che regola i livelli essenziali dell'assistenza, cercano di costringere pazienti e familiari a pagare anche quanto non dovuto per recuperare le risorse di bilancio necessarie”.

“Siamo assolutamente convinti - chiude la nota - che possa essere utile giuridicamente e fortemente simbolico il caso di Papozze esploso, guarda caso, dopo l'arrivo in struttura del neo direttore Badiale che ha già ampiamente dimostrato in altri enti da lui gestiti, come il Csa di Adria, quali siano le sue strategie gestionali volte a recuperare risorse attraverso il ricorso al libero mercato ed al taglio netto del salario accessorio dei dipendenti dopo aver tarato al ribasso il numero degli operatori ed infermieri nei turni di lavoro. Speriamo non sia troppo tardi e forse esiste ancora il tempo per fermare la privatizzazione e la deriva qualitativa dei servizi socio-sanitari. Per questo e davanti a casi come quello di Papozze lanciamo ancora una volta un appello rivolto alla Conferenza dei sindaci affinché vengano praticate azioni concrete allo scopo di recuperare le giuste risorse in Regione”.

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