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POLIZIA

Botte e umiliazioni ai non autosufficienti, la polizia indaga oss e inservienti Iras

Per loro scatta il divieto di svolgere attività professionali

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Anziana picchiata (foto di repertorio)

Nove misure cautelari, consistenti nel divieto di svolgere la propria attività professionale di dipendenti di strutture sanitarie. Questa la misura cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari a carico di oss e inservienti di una struttura residenziale polesana, l'Iras di Rovigo, a San Bortolo, che, secondo le contestazioni, avrebbero tenuto comportamenti violenti e umilianti a carico degli ospiti, non autosufficienti. Episodi definiti dal gip "atti denigratori e lesivi della dignità umana".

La Polizia di Stato di Rovigo ha eseguito nove misure cautelari nei confronti di operatori socio sanitari e inservienti di una struttura assistenziale, ritenuti responsabili in concorso di reiterati maltrattamenti nei confronti degli ospiti della struttura. Nello specifico il Gip ha applicato, a tutti gli indagati, la misura interdittiva del divieto di svolgere attività professionali di dipendenti in strutture sanitarie, socio sanitarie e socioassistenziali.

Le indagini dei poliziotti della squadra mobile hanno accertato le vittime, soggetti non autosufficienti, hanno subito violenza fisiche, quali percosse, offese, minacce, nonché altri atti denigratori e lesivi della dignità umana. L’operazione - secondo le attuali ricostruzioni - ha preso le mosse da alcune dichiarazioni del personale della struttura stessa che, in presenza di comportamenti violenti, non ha esitato a contattare e notiziare le forze dell’ordine.

Le dichiarazioni assunte sono state ritenute verosimili e credibili, successivamente suffragate dalle intercettazioni ambientali. Il monitoraggio dei luoghi segnalati ha confermato i maltrattamenti nei confronti dei pazienti, costretti giornalmente a subire vessazioni e sevizie.

L’Autorità Giudiziaria, ritenendo concreto ed attuale il pericolo di reiterazione della condotta criminosa, ha deciso di interdire tutti gli indagati dal divieto di svolgere attività professionale in strutture sanitarie o socioassistenziali.

A carico dei nove, sette operatori sociosanitari e due interventi, sono contestate percosse, minacce e umiliazioni inferte, secondo le tesi investigative che hanno portato alla misura cautelare, ai non autosufficienti.

Sono destinatari della misura cautelare personale interdittiva del divieto temporaneo di svolgere l'attività professionale di Oss i seguenti soggetti: S. E. M., 47 anni residente ad Adria; F. M. 45 anni di Rovigo; M. G. S., 52 anni residente a Rovigo; L. C., 53 anni residente a Rovigo; G. B. 42 anni, residente a Rovigo; M. S. 53 anni, residente a Rovigo; F. P. 51 anni, residente a Villadose.

Hanno ricevuto invece misura inerdittiva di divieto temporaneo di svolgere l'attività professionale all'interno di strutture sanitarie, sociosanitarie e sociosanitarie i seguenti soggetti: P. C. 50 anni, residente a Rovigo; M. M. 56 anni residente a Rovigo.

Ecco l'intervento del sindacato, nelle parole di Davide Benazzo: "Le notizie che arrivano dalla Magistratura in merito alle indagini sull’Iras colpiscono e per prima cosa riteniamo necessario esprimere la massima solidarietà agli Ospiti e ai tanti Lavoratori che dentro questo Ente assicurano un’assistenza di qualità per persone fragili che dipendono dalle stesse che le accudiscono. Ora dobbiamo aspettare l’esito delle indagini senza inutili gogne mediatiche ma con altrettanta fermezza per evitare che le condizioni degli Ospiti siano un tema solo quando la Magistratura interviene, mentre per il resto dell’anno il tema interessa a pochi. Ora tutti cominceranno a chiedere più controlli, telecamere, e tra questi gli stessi che in questi anni hanno
ridotto le risorse e messo nelle condizioni economiche disastrose strutture come l’Iras. Ben vengano i controlli, ben vengano le telecamere... ai tanti, la stragrande maggioranza dei lavoratori, questo non fa paura, anzi forse potrebbe servire ai tanti per conoscere il lavoro di ogni giorno che queste persone fanno con il cuore. Preme anche sottolineare che il periodo trascorso da tanti anziani in queste strutture, che rappresenta il loro fine vita, non può essere argomento di discussione solo in queste bruttissime situazione e per il resto del tempo un problema di tipo economico. La qualità dell’assistenza che è in stretta relazione con quanto investo sul personale, deve tornare al centro. Deve tornare al centro il lavoro e quanto decido di investire attraverso la rivisitazione degli organici, una costante formazione che mi permetta di coinvolgere e rendere sempre più l’assistenza vicino ai bisogni delle persone. Spero che questo brutto episodio possa determinare una forte alleanza tra Lavoratori e Famigliari per chiedere alla politica investimenti sulla qualità dei servizi e sul lavoro. Punire chi sbaglia è giusto, ma questo è compito della Magistratura... la Politica e la Società tutta ha invece il compito di creare le condizioni perché questo non accada".

Sul caso è intervenuto anche il sindaco di Rovigo, Edoardo Gaffeo: "Apprendo con stupore e dispiacere la notizia.  Le indagini  faranno il proprio corso,  terremmo sotto controllo la situazione e faremo le considerazioni del caso. Vicende come questa, purtroppo, toccano l'intera comunità, che resta attonita di fronte ad atti così deplorevoli da parte di persone che dovrebbero avere cura e dedizione verso i più indifesi. Abbiamo piena fiducia - ha concluso il sindaco - nel lavoro della questura e della magistratura”. Al sindaco si unisce l'assessore ai Servizi sociali Mirella Zambello che, conferma da parte dell'amministrazione, il massimo impegno nel seguire la vicenda, affinché sia garantita l'attenzione e la tutela per gli ospiti  e sia mantenuta la qualità dei servizi come previsto dagli indicatori preposti.

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