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Dall'Ara perde la maggioranza sui diritti di pesca

In aula cinque consiglieri votano contro il diniego della richiesta di affidamento al Consorzio pescatori: si ritornerà in aula

Dall'Ara perde la maggioranza sui diritti di pesca

Il presidente della Provincia di Rovigo, Ivan Dall'Ara ha perso per strada la maggioranza a Palazzo Celio sulla vicenda dell'assegnazione dei diritti esclusivi di pesca. Hanno votato contro al diniego di proroga della concessione chiesta dal Consorzio cooperative pescatori del Polesine Roberto Pizzoli (Porto Tolle), Francesco Siviero (Taglio di Po), Valeria Mantovan (Porto Viro), Alberto Martello (Canaro) e Sara Mazzucato (Adria). Si sono astenuti, di fatto condividendo quanto dichiarato dai cinque colleghi, Ilaria Paparella (Villadose) e Antonio Laruccia (Trecenta). A votare "sì" Valeria Toso (San Martino di Venezze), peraltro parte dell'opposizione, insieme al presidente Dall'Ara. E come ciliegina, Siviero ha annunciato, coerentemente, che rimetterà il mandato di vicepresidente della Provincia. Il tutto tra gli applausi di almeno una sessantina di pescatori che si erano assiepati nel loggione della sala consigliare.

La tensione, all'inizio dei lavori, era palpabile. E si è capito subito il motivo: una nota dell'assessore regionale alla Pesca, Giuseppe Pan, arrivata d'urgenza a mezzogiorno, diretta al presidente Dall'Ara, al sindaco di Porto Tolle, Pizzoli, a Zaia e agli assessori regionali Bottacin e Corazzari. Nella lettera l'assessore regionale ricorda che dall'1 ottobre anche l'organizzazione delle attività di acquacoltura esercitate dagli imprenditori ittici torneranno alla Regione. Per questo motivo a Palazzo Balbi si è iniziato a redarre la Carta ittica regionale, che costituirà lo strumento fondamentale di pianificazione delle attività di pesca e di acquacoltura nelle acque interne e marittime interne della Regione. La Carta dovrebbe essere finita a fine 2020, per poi iniziare l'iter di approvazione. La richiesta di Pan è che la Provincia applichi una eventuale proroga "nella salvaguardia del preminente interesse pubblico e nella prospettiva di un quadro di riferimento normativo in fase di definizione nei termini indicati". Che tradotto significa non più della fine del 2021.

In base a questa novità, Laruccia ha chiesto che si ritirassero entrambi i punti all'ordine del giorno, per poter redigere una proposta con più cognizione di causa e più aderente a quanto disposto dalla Regione. La proposta è stata respinta, ed è iniziata la girandola delle dichiarazioni di voto rispetto al punto principale all'ordine del giorno, quello del diniego alla richiesta di proroga. A iniziare la Mantovan, che ha parlato di "diniego ingiusto" auspicando "coraggio e responsabilità del consiglio in favore del Consorzio". Un appello che non ha trovato sponda nella collega di opposizione (ma a questo punto non esistono più una maggioranza e una opposizione) Toso, la quale ha parlato di "illegalità della proroga di 15 anni, poiché il parere dell'avvocatura dello stato non si basa sui diritti esclusivi di pesca". Il suo voto è stato favorevole al diniego. Si sono astenuti, come detto, Laruccia poiché la sua posizione era per un ritiro dei punti all'ordine del giorno; e Paparella, che nel sottolineare che il ruolo del consigliere provinciale è quello di salvaguardare il lavoro, ha ribadito le troppe contraddizioni tra i pareri portati.

Pizzoli, in un intervento molto accorato, dichiarato come in tanti si "riempiono la bocca del comparto ittico bassopolesano, ma quando ci si deve prendere la responsabilità, è difficile". Ha sottolineato l'impegno nel trovare una soluzione condivisa, e alla fine ha dichiarato il voto contrario, chiedendo che si mettesse agli atti un documento che avvalora la proroga per 15 anni ex lege. Mazzucato, anche lei contraria al diniego, ha spiegato come si chieda di votare una delibera nella quale si parla di "consolidata giurisprudenza senza nemmeno conoscere quale sia. E stiamo votando un provvedimento pesante, che andrebbe a penalizzare il mondo della pesca come eccellenza del territorio". Quindi Siviero, il quale ha ricordato da dove proviene l'assegnazione dei diritti di pesca, come fossero stati utilizzati fin dall'Ottocento "anche a enti religiosi, per il loro sostentamento. Ci troviamo di fronte a un bene concesso al territorio e quindi al Consorzio per 15 anni affinché sia competitivo rispetto alle altre realtà. Non facciamoci scippare l'unica industria della Provincia, non appetibile in passato ma ora evidentemente sì". E pure Martello ha votato no: "Ci adopereremo per trovare la quadra, bisogna garantire gli investimenti a lungo termine del Consorzio".

Dall’Ara ha chiuso ribadendo con forza come il parere dell'avvocatura dello stato non abbia risposto sui diritti esclusivi di pesca ma sulle concessioni demaniali. "E nonostante la dirigente non fosse d'accordo, ho comunque voluto portare all'ordine del giorno una proroga di un anno" ha sottolineato il presidente. "E non ho mai detto sì della gara, come sta facendo Orbetello - ha aggiunto Dall'Ara - l'affidamento diretto senza procedure di gara è questo ciò che tiene aperto tutto". Il suo voto è comunque stato favorevole, ma alla fine il punto all'ordine del giorno non è passato. Ora si prevede una nuova proposta che dovrà essere portata in consiglio provinciale, magari con un confronto regionale e con i pescatori, come chiederà in consiglio regionale Graziano Azzalin, per trovare una soluzione definitiva.

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