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PORTO VIRO

Resta chiuso l’incrocio della morte

Rigettato il ricorso di una ventina di imprenditori. Legittima la decisione del Comune

Resta chiuso l’incrocio della morte

La scena dell'incidente che, nella primavera del 2017, provocò due morti

Il sindaco Maura Veronese aveva piena facoltà di disporre la chiusura dell’intersezione a raso che dalla strada statale Romea conduce, al chilometro 68 350, alla zona artigianale industriale, nella quale si trovano una cinquantina di attività produttive che danno lavoro a un migliaio di persone.

La chiusura venne disposta con una ordinanza del 27 luglio del 2018 dal primo cittadino. La primavera dell’anno prima, ad aprile, proprio quel punto era stato teatro di un incidente raggelante: un autocarro, con a bordo due persone che lavoravano proprio nella zona industriale e che stavano facendo ritorno, venne tamponato da un tir e scagliato contro un altro, prendendo fuoco. Uccisi sul colpo i due lavoratori a bordo.

Tra l’altro, già nel 1999, a quanto emerge dalla ricostruzione in atti, Anas aveva precisato che quell’incrocio doveva essere temporaneo e, a seguito della realizzazione di un accesso più funzionale, avrebbe dovuto essere chiuso. Come spesso accade in Italia, la provvisorietà era poi divenuta normalità.

Nonostante questo, una ventina di imprenditori della zona aveva presentato ricorso al Tar contro questa ordinanza. Ricorso respinto su tutta la linea dai giudici amministrativi, che hanno riconosciuto come pienamente legittime le argomentazioni del Comune di Rovigo, seguito, in questa vicenda, dall’avvocato Luigi Migliorini.

Bocciate tutte le argomentazioni dei ricorrenti. La decisione del sindaco appare, infatti, secondo la sentenza, fondata sulle medesime note di Anas, logica e presa per motivi ben precisi. Il Comune, scrivono ancora i giudici, non aveva nessun obbligo di coinvolgere nel processo decisione gli imprenditori della zona, né quello di avviare la istruttoria approfondita domandata da questi, proprio alla luce del punto fermo messo da Anas nella vicenda.

Tra l’altro, giova precisare, quello chiuso non è, chiaramente, l’unico accesso alla zona industriale.

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