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IL GIORNO DEL DOLORE

"Eri la mia metà. Spirito libero, cuffiette e tavola: la tua vita"

Uno straziante, lunghissimo addio a Manuel Signorini, 23 anni, di Salara, e Miriam Berselli, 21 anni

"L'altra metà di me si chiamava Manuel. Manuel, fratellino mio". Quando prende la parola Elena, la sorella di Manuel, è come se si spezzasse all'improvviso la sacrale e solenne immobilità della funzione religiosa e cominciassero ad arrivare schiaffi, di quelli che fanno male, ma soprattutto lasciano sconvolti, fanno piangere. E tanti, infatti, cominciano a piangere. E mentre Elena, stretta dal padre Sauro, continua a parlare, sparare ricordi, immagini, ti sembra di vedere passare quel ragazzo in skateboard per l'ultima volta, per dirti che non lo vedrai più. Ma di non preoccuparsi. Col sorriso sulle labbra.

Manuel Signorini, 23 anni, di Salara, è morto nella notte tra venerdì e sabato di due settimane fa. L'auto sulla quale viaggiava si è schiantata contro un albero, a Vigarano Mainarda, Ferrara. Con lui sono morti sul colpo anche Miriam Berselli, 21 anni, di Ferrara, e Giulio Nali, 28 anni, di Santa Maria Maddalena, Occhiobello. Una strage. Anche i carabinieri, quando sono arrivati sul posto, assieme ai soccorritori, hanno accusato il colpo. Gente che lavora di notte, sulla strada, che ne vede di cotte e di crude. Hanno lavorato con piena efficienza e professionalità, come sempre. Ma hanno accusato il colpo. "Mi hanno detto di dirvi - dice il sacerdote, di fronte a un Palavigarano gremito, durante i funerali - che hanno subito pensato ai loro figli e che dispiace, dispiace a tutti di non avere potuto aiutare come avrebbero voluto".

E' la storia di quattro ragazzi, quattro amici, quattro colleghi di lavoro, tutti dipendenti dell'Iper Tosano. Manuel era addetto alle corsie, Miriam cassiera, Giulio addetto alla sicurezza. Il ragazzo che guidava è magazziniere. Tre non ci sono più, uno ce l'ha fatta. Dopo lo schianto è corso fuori dall'auto, ha chiesto aiuto, ha fatto tutto il possibile, ma non c'era nulla da fare. I funerali di Giulio ci sono stati sabato scorso, oggi toccava a Miriam e Manuel. I funerali sono stati al Palavigarano.

Funerali di lacrime, rose (rosse per Miriam e bianche per Manuel), dello skateboard di Manuel poggiato sul feretro, del grembiule da cassiera di Miriam attaccato a quel platano che non ha neppure un segno addosso, ma che si è portato via tre vite. Ci sono centinaia di persone.

Elena continua a parlare. "Eri uno spirito libero, come diceva il tatuaggio che ti eri fatto: 'Live for yourself', vivi per te stesso. Lo hai fatto. Eri un ragazzo pieno di vita, solare, il tuo mondo erano le tue cuffiette, la tua musica preferita e la tavola, fosse lo skateboard, lo snowboard o il windsurf. Io per te ero la sorellona grande, quella che risolveva i casini che creavi, ma questa volta l'hai fatta troppo grossa, Manuel, non so se sarò in grado di fare qualcosa, non so se sarò in grado di rialzarmi".

"In questi giorni - prosegue Elena - i tuoi maglioni e le tue felpe esageratamente grandi sono diventate il mio rifugio. Mi perdonerai. Continuo ad ascoltare i tuoi vocali, a vedere i tuoi video, per trovare quella risata contagiosa che mi manca. Manchi a tutti, Manuel. Manchi ai tuoi amati cagnoloni. Pure loro si sono accorti che qualcosa è cambiato, che qualcosa non è più come prima. Sognavi sempre gli Stati Uniti: quelli sì che sarebbero stati il tuo posto, fratellino. Ora ci potrai andare senza biglietto né bagaglio, ma solo con le tue ali, angelo mio. Eri un ragazzo umile e dal cuore d'oro, così ti ricordano tutti. Il tuo unico sballo era la vita: Dio, quanto amavi la vita".

Poi, prende la parola la mamma, di Manuel. E dice una cosa tanto bella, e straziante, e vera, che vengono i brividi, perché tutti ce la siamo sentiti ripetere, da ragazzi, e tutti abbiamo dato per scontato che fosse "solo" una raccomandazione, che alla fine saremmo tornati a casa a prendere in giro la mamma per le sue inutili preoccupazioni. "Quando un genitore ti chiama più volte al cellulare, lo fa non per romperti le scatole, ma perché freme per saperti sano e salvo a casa. Quando ti dice di non fumare, e tante altre cose, è perché vuole che tu viva più di lui". E questo non è più un ceffone, è un cazzotto da ko.

Addio Manuel, addio Miriam. In mille persone applaudono e il parroco augura: "Sarete la nostra luce nel buio".

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