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TRIBUNALE

Choc: il Consorzio Aia ora è fallito

Accolta l’istanza di Intesa Sanpaolo, adesso cinque Comuni temono di ritrovarsi esposti

Choc: il Consorzio Aia ora è fallito

ADRIA - La sentenza è di martedì, depositata in cancelleria dal giudice Elisa Romagnoli, del Tribunale fallimentare, ieri.

Una decisione che dichiara il fallimento del Consorzio fra enti locali per la realizzazione dell’area industriale attrezzata del Bassopolesine in liquidazione. Meglio noto come Consorzio Aria.

Una realtà, nata nel 1978, nella cui compagine entrano cinque Comuni del Bassopolesine: Adria (50%) delle quote; Rosolina (17%); Ariano nel Polesine (16%); Loreo (11%); Papozze (6%).

A presentare l’istanza di fallimento, Banca Intesa San Paolo, in virtù di un credito di circa 500mila euro, per il quale era stato anche ottenuto, sempre in Tribunale a Rovigo, un decreto ingiuntivo.

All’udienza decisiva, il Consorzio Aia aveva chiesto il rigetto dell’istanza di fallimento, sollevando due ordini di questioni. Il primo è che il Consorzio non sarebbe stato, secondo questa ricostruzione, fallibile, perché sarebbe stato da equiparare, in buona sostanza, a un ente locale, come un Comune, per definizione non fallibile.

Una linea di ragionamento che, però, il Tribunale ha ritenuto di non accogliere, valutando che, al di là della forma, ci siano vari elementi sostanziali che rendono il Consorzio molto più simile, nel proprio operare quotidiano e nelle proprie finalità, a una società di capitali, piuttosto che a un ente pubblico.

La seconda questione sollevata per evitare il fallimento era che questo non dovesse essere dichiarato dal momento che l’attivo, considerando il patrimonio immobiliare, ossia terreni, del Consorzio, sarebbe stato prevalente sull’esposizione debitoria.

In effetti, come risulta anche, spiega il giudice, dalla consulenza disposta ed eseguita, questo è vero. L’attivo patrimoniale, nell’ordine di 1,2 milioni, supera di circa 70mila euro il passivo. Il saldo, insomma, al di là dell’esposizione debitoria attuale, resta attivo.

Questo, però, a patto - prosegue il giudice - che la vendita degli immobili in effetti avvenga al prezzo equivalente al valore stimato dal consulente e, soprattutto, che questa operazione avvenga in tempi celeri. In caso contrario, un eventuale aggravarsi dell’esposizione, dovuta anche solo al maturare degli interessi passivi, renderebbe negativo il saldo.

Due circostanze che, ad avviso del giudice, non possono essere garantite. Da qui la decisione di dichiarare il fallimento, accogliendo l’istanza della banca.

Una decisione che, ovviamente, non fa dormire sonni tranquilli ai Comuni che partecipavano il Consorzio.

Lo scenario è ancora tutto da definire e, appunto, la decisione del giudice è stata motivata dalla volontà di “congelare” la situazione in un momento in cui il saldo è ancora attivo. Perlomeno in linea teorica. Resta però da vedere cosa accadrebbe se, una volta venduti gli immobili e incassati eventuali crediti, resterebbe comunque una situazione di passivo.

Il timore, infatti, è che, in una situazione di questo tipo, anche i Comuni partecipanti il Consorzio potrebbero vedersi esposti economicamente.

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