VOCE
ROVIGO
24.01.2020 - 11:57
E' comparso nella mattinata di venerdì 24 gennaio di fronte al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rovigo Raffaele Belvederi, per l'interrogatorio al quale ha preso parte anche il pubblico ministero Francesco D'Abrosca, Mohamed Barbri, 48 anni, marocchino, accusato di avere ucciso, per poi nasconderne il cadavere, la moglie Samira El Attar, sua connazionale, con la quale viveva a Stanghella e della quale non si hanno notizie dal 21 ottobre scorso.
L'uomo era stato arrestato, su mandato europeo, a Madrid, nella capitale spagnola, dopo avere lasciato Stanghella il 1° gennaio. Per l'accusa, una fuga, per la difesa, un viaggio per cercare notizie della moglie. Il 48enne ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Si è mostrato sorridente, ottimista, a quanto visto nel breve percorso dalla sala dell'interrogatorio al cellulare della penitenziaria che lo ha poi portato alla casa circondariale di Rovigo.
Il suo avvocato, Davide Pizzi di Milano, ha confermato quelle che erano le tesi già emerse nei giorni scorsi: Mohamed se ne sarebbe andato da Stanghella non perché aveva saputo di essere stato indagato per omicidio e occultamento di cadavere, ma perché, determinato a trovare la moglie, scomparsa da mesi, aveva deciso di cercare in Spagna, paese per il quale sarebbe potuto passare in un ipotetico viaggio di ritorno verso il Marocco della consorte. Il giorno dell'arresto, ha sempre sostenuto Mohamed, era stato all'autostazione a comprare un biglietto di ritorno per l'Italia, biglietto che, spiega il suo avvocato, al momento dell'arresto è effettivamente stato trovato in suo possesso.
Il motivo dell'allontanamento non è questione di poco conto. L'espatrio, infatti, è stata la novità che ha consentito alla Procura di Rovigo, in precedenza priva di gravi indizi a carico del 48enne, di ottenere il mandato di arresto europeo poi eseguito nel paese iberico. In precedenza, discordanze in alcune dichiarazioni, elementi indizianti, ma non sufficienti a ottenere una misura.
Mentre Mohamed sosteneva il breve interrogatorio, proseguivano, intanto, le ricerche del corpo di Samira. Una operazione piuttosto imponente, condotta con protezione civile, vigili del fuoco e carabinieri, con anche i cani molecolari. Alle ricerche via terra si è abbinata una discesa in gommone del Gorzone: nessuna traccia (LEGGI ARTICOLO). Pensando nell'ottica di un futuro processo, è chiaro che il ritrovamento del corpo di Samira sarebbe una grossa garanzia per l'accusa. Al momento, però, non ve ne è alcuna traccia.
Intanto, si attendono riscontri che potrebbero essere determinanti per l'inchiesta. Le indagini si sono infatti concentrate su un capanno di via Gorzon Sinistro, dove, secondo i tracciati Gps, la notte tra il 21 e il 22 ottobre, quindi poche ore dopo la scomparsa di Samira, Mohamed si sarebbe trattenuto alcune ore, sino all'alba. Nella stessa zona, sono state trovate tracce biologiche che gli investigatori hanno ritenuto di raccogliere con 14 tamponi, sui quali ora si condurrà l'esame del Dna. E' da qui che si attende una eventuale svolta investigativa, se non emergerà il corpo della donna.
Da parte del marito, a questo punto, logico attendersi che si atterrà alla versione dei fatti ribadita più volte: assoluta estraneità alla scomparsa della moglie, che amava profondamente. Sincera preoccupazione per la sua sorte. Gli investigatori, da parte loro, credono che il delitto possa essere stato provocato dal fatto che Samira stesse pensando di chiedere la separazione, stanca dei vizi dell'uomo, alcool e gioco, e della sua gelosia morbosa.
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