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IL CASO

Psicosi coronavirus: "Non vogliamo quei bimbi cinesi a scuola"

Famiglie in rivolta, sindaco e dirigente scolastico cercano di mediare, ma gli altri genitori pretendono nuove visite

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Genitori in rivolta: non vogliono quei bambini cinesi a scuola. E' piena psicosi da coronavirus, declinata in Altopolesine. Al centro della vicenda, due fratellini cinesi, minorenni, da poco arrivati in Italia, a Treviso, qui sottoposti alle visite dal caso. Ma non basta. Secondo molto famiglie del Comune interessato, che non viene rivelato, così come le identità delle persone al centro della vicenda, a loro tutela in un caso estremamente delicato, dieci giorni fa ancora non si era nel pieno dell'emergenza coronavirus e quindi i genitori degli altri frequentanti il plesso scolastico al centro della vicenda chiedono un nuovo esame medico, focalizzato proprio sulla ricerca di questo possibile virus.

La richiesta di queste famiglie è chiara: evitare che questi bimbi vadano a scuola sino a quando non saranno state condotte le visite del caso. In queste ultime 48 ore una raffica di chiamate ha investito il sindaco, ma anche il dirigente scolastico del plesso in questione. La vicenda è arrivata anche ai vertici dell'azienda sanitaria, che avrebbero spiegato come non vi sia alcun motivo di preoccupazione. Ma non basta questo a rassicurare le famiglie.

Ora, le autorità stanno cercando di mediare, magari di convincere la famiglia dei due fratellini a una ulteriore visita. Poco conta che i bimbi appaiono perfettamente in salute, stiano bene, non abbiano problemi di sorta e, magari, siano anche desiderosi di andare a scuola.

Da parte sua, la famiglia di cinesi, pur in presenza di tutte le rassicurazioni, da parte dell'Ulss 5, sul fatto che il tempo di incubazione del virus fosse ampiamente decorso senza alcuna avvisaglia, pur di risolvere la situazione di caos generatasi in paese, ha accettato di buon grado di fare sottoporre i bimbi a un nuovo esame diagnostico. Lo ha reso noto in serata il sindaco.

"In relazione alla situazione di allarme che si è venuta a creare in paese relativamente alla imminente frequenza a scuola di alunni provenienti dalla Cina - spiega - informo la cittadinanza, dalla quale sono stato interpellato, in qualità di primo cittadino, che ho contattato gli Enti competenti ovvero la Prefettura, l’Asl 5 e la Dirigenza Scolastica a cui fa capo il plesso in questione. Preciso che i ragazzi sono in Italia da 10 giorni, quindi ben oltre il periodo di incubazione del temuto virus, che hanno depositato presso Uffici Comunali tutti i documenti che attestano le avvenute vaccinazioni richieste per la frequenza nella scuola italiana e che la famiglia, molto collaborativa, eseguirà nella giornata di oggi ulteriori indagini sanitarie coordinate dall’Ulss 5 in collaborazione con il pediatra, per scongiurare al massimo livello la presenza di patologia in atto". 

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