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Rifiuti inquinanti sepolti sotto le strade di 21 Comuni: vanno tutti a processo

L'indagine era stata avviata dai carabinieri forestali di Rovigo e seguita dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia

Rifiuti inquinanti sepolti sotto le strade di 21 Comuni: vanno tutti a processo

I carabinieri forestali di Rovigo avevano proceduto alle indagini

Sono stati tutti rinviati a giudizio, i tre imputati, del Veronese, al centro di una delle più sconvolgenti inchieste degli ultimi anni, avviata dal Carabinieri forestali di Rovigo e portata avanti dalla direzione distrettuale antimafia di Venezia, alla luce dello scenario che aveva portato alla luce. L'ipotesi investigativa alla base dell'indagine era tanto semplice quanto allarmante: nella costruzione di strade, soprattutto interpoderali, di oltre 100 Comuni del Nord Italia, 21 dei quali in Polesine, si sarebbe utilizzato un composto definito "cemento ecologico", che in realtà avrebbe contenuto rifiuti, anche speciali e potenzialmente inquinanti, che in questa maniera sarebbero stati smaltiti in maniera assolutamente proibita.

 Il tutto, sempre secondo quelle che, allo stato, vanno considerate ipotesi, per risparmiare su quelli che, altrimenti, sarebbero stati i costi di smaltimento. Una maniera di agire che sarebbe proseguita - secondo la ricostruzione contenuta nel campo di imputazione, dal 2013 al 2016, sempre con quantitativi non banali: poco meno di 200mila tonnellate nel 2013, oltre 230mila nel 2014, oltre 260mila nel 2015, 25mila nel 2016.

Il materiale per la costruzione di strade avrebbe, inoltre, secondo le contestazioni, presentato il superamento della concentrazioni limite previsto dalla normativa di riferimento per quanto concerne i valori di rame, piombo, nichel, cromo. In tutto oltre un centinaio i Comuni nei quali questi materiali sarebbero stati smaltiti irregolarmente. Interessate le Regioni Veneto, Emilia Romagna, Lombardia.

Ben 21 i Comuni del Polesine che figurano nell’elenco di parti offese individuato dalla Procura lagunare. Non a caso, anche la Provincia di Rovigo viene individuata come parte offesa.

Ecco l’elenco completo dei Comuni polesani che, secondo queste ipotesi investigative, sarebbero stati oggetto di smaltimenti non a norma: Arquà Polesine, Badia Polesine, Bergantino, Calto, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Gaiba, Giacciano con Baruchella, Melara, Occhiobello, Pincara, Salara, San Martino di Venezze, Stienta, Trecenta, Villadose.

 Di seguito, invece, ecco quelli che hanno scelto di costituirsi parte civile, entrando quindi nell'udienza preliminare ma fianco dell'accusa, con facoltà di domandare un risarcimento: Arquà Polesine, Badia Polesine. Calto, Canda, Castelguglielmo, Castelnovo Bariano, Costa di Rovigo, Giacciano con Baruchella, Occhiobello, Pincara, Trecenta, Stienta, Salara. Costituita anche la Provincia di Rovigo.

Tre le persone sotto inchiesta, tutte del Veronese. Si tratta, rispettivamente, di un imprenditore, di un procacciatore d’affari e di un proprietario terriero, che avrebbe messo a disposizione parte dei propri appezzamenti. E' della loro posizione che, nella giornata di mercoledì 12 febbraio, è stato chiamato a occuparsi il giudice per udienze preliminari del Tribunale di Venezia, dopo la richiesta di rinvio a giudizio che era stata avanzata dalla Procura. Per tutti e tre gli indagati, il giudice ha ritenuto che le contestazioni meritassero il vaglio del dibattimento.

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